Crocifisso nei luoghi pubblici: il Signore è più forte anche delle strumentalizzazioni

E’ stata presentata alla Camera una proposta di legge per rendere obbligatorio il Crocifisso nei luoghi pubblici. Alcune considerazioni

E’ stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge per rendere obbligatorio il Crocifisso nei luoghi pubblici. A rilanciare la vexata quaestio, in questa estate troppo calda non solo per il termometro, è stata l’onorevole Barbara Saltamartini della Lega. E la questione non può non interrogare chi come lo scrivente a quel Crocifisso guardi con fede. Le considerazioni che seguono sono strettamente personali, non rappresentano il pensiero di altri né voglio convincere alcuno della loro bontà. Semplicemente vorrei chiarire innanzitutto a me stesso il mio pensiero su questa vicenda.

“Le ripetute polemiche relative alla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche – si legge nella relazione che accompagna la presentazione della legge – documentate dalla stampa e dai mezzi di comunicazione nazionali, hanno profondamente ferito il significato non solo religioso del Crocifisso, ma anche e soprattutto quale ‘simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione religiosa’, così come già aveva autorevolmente sostenuto il Consiglio di Stato, nel parere n. 63, espresso in data 27 aprile 1988″.
“Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli – prosegue il documento – se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo. Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze – conclude la relazione – non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese”.

Sono parole che sottoscriverei in pieno, se non andassero giocoforza inquadrate nel contesto politico contingente. Contesto che vede un Ministro dell’Interno come Matteo Salvini – leader del partito politico della deputata proponente – agitare il Santo Rosario ad ogni manifestazione politica, giurare sul Vangelo e poi chiudere i porti alle centinaia di disperati che giungono sulle nostre coste fuggendo da Paesi devastati, saccheggiati, scarnificati da guerre e carestie. Un comportamento che molti hanno giudicato incoerente. E che effettivamente lo è, se confrontato con il vangelo e con secoli di morale cristiana. Bene fa Lucandrea Massaro a citare su Aleteia un passo di San Giovanni Crisostomo, che efficacemente recita:

“Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità”.

Cioè non appenderlo nei luoghi pubblici – e dunque anche nei porti – se lo lasci affogare lì fuori mentre fai a braccio di ferro con un’Europa pur complice e irresponsabile. Ma quelle parole parole valgono anche per i tanti che strumentalizzano la questione dal verso opposto, facendo del povero e del migrante lo strumento politico di un sinistrume altrimenti privo di idee. 

Per quanto riguarda il crocifisso nelle scuole e nei locali pubblici l’ho sempre pensata come Natalia Ginzburg, che in uno splendido articolo su l’Unità nel 1988 scriveva – da comunista! – quanto segue:

“Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde del mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. E’ tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri”. 

Ed io non riesco a liberarmi del pensiero che stiano cercando di strumentalizzare per l’ennesima volta Nostro Signore. E che vogliano appenderlo nei porti mentre lo lasciano affogare in mare. E ritorna in mente un altro passo del Vangelo: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”(Matteo 7,21). Ma mi consola il pensiero che il Signore agisce attraverso mezzi imperfetti. E che anche questa proposta di Legge, per quanto discutibile, potrebbe essere uno strumento per realizzare il Suo imperscrutabile piano. 

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