De Luca condannato a sei anni e tre mesi di reclusione. Il 7 novembre l’appello per peculato e truffa

Arrestato e condannato dal Tribunale per i retai di truffa e peculato, sospeso dall’Ordine dei giornalisti pubblicisti del Piemonte, indagato per plurime condotte di diffamazione aggravata a mezzo stampa, continua a firmarsi su un foglio on line che non ha sede né redazione. Chi lo finanzia e chi lo protegge?

Il 7 novembre prossimo la Corte di Appello di Catania, seconda sezione penale, si occuperà di Ignazio De Luca, il pubblicista pluri-indagato accusato di un ammanco milionario ai danni di un Istituto di beneficienza presso il quale svolgeva le funzione di segretario generale.

In primo grado, la Terza Sezione Penale del Tribunale di Catania gli ha inflitto sei anni e tre mesi di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale per la durata della pena. 

I fatti per cui si è celebrato il processo riguardano la veste di De Luca quale funzionario dell’Ipab “Santa Maria del Lume”. De Luca fu arrestato nel 2012 dalla Guardia di Finanza con le accuse di truffa e peculato.

Il Tribunale ha anche disposto la confisca dei beni sequestrati all’imputato, il cui valore era stato stimato in circa un milione di euro. De Luca è anche stato condannato al pagamento delle spese legali.

De Luca è stato nel frattempo sospeso per un anno dall’Ordine dei giornalisti, è a giudizio per diverse ipotesi di diffamazione aggravata in danno di diverse persone finite nel mirino del condannato non si sa bene per quali oscuri motivi, è a giudizio davanti al Tribunale di Cuneo per falso, per avere in sede di domanda di iscrizione all’Ordine piemontese dimenticato di riportare la pendenza per peculato e truffa, ma tutto ciò nondimeno continua incurante a formare il giornale on line del quale si occupa da solo non essendo possibile rintracciarne la sede né risultando costituita alcuna redazione.

Un’azione, la sua, di killeraggio mediatico che anche gli organi rappresentativi della stampa hanno stigmatizzato e che pone interrogativi inquietanti su chi si serve di personaggi come De Luca per infangare di volta in volta chi non risulta gradito ai mandanti che finanziano il predetto ex funzionario regionale beccato con le mani sporche, molto sporche di marmellata (denari).

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