Dell’Utri, la provocazione di Sansonetti: “Perché non lo fuciliamo?”

Sulla vicenda dell’ex senatore, che sconta una condanna per mafia cui ieri il Tribunale ha negato la sospensione della pena per motivi di salute, è intervenuto anche il direttore de “Il Dubbio” 

Sansonetti

ROMA – Sulla vicenda di Marcello Dell’Utri, ex senatore di Forza Italia che sconta una condanna per mafia cui ieri il Tribunale di Sorveglianza ha negato la sospensione della pena per motivi di salute, è intervenuto anche il direttore de “Il Dubbio” Pietro Sansonetti. Che in un’editoriale pubblicato ieri ha lanciato una provocazione: “Ma allora perché non lo fuciliamo, come si faceva una volta con i politici in disgrazia? – scrive Sansonetti – In Italia, è vero, da una settantina d’anni non si usa più: l’ultimo credo che fu Buffarini Guidi. luglio 1945. Però si può fare un’eccezione, e chiedere alla commissione antimafia, magari, di scegliere il plotone di esecuzione”.

Il giornalista commenta poi la decisione del Pg, giudicando contraddittoria la sua decisione: “I periti dell’accusa hanno dato lo stesso responso dei periti della difesa – ricorda Sansonetti – le sue condizioni non sono compatibili con il regime carcerario. E hanno proposto i nomi di cinque istituti ospedalieri, di Roma e di Milano, in grado di ricoverarlo e di curarlo. Ma il Procuratore generale, nell’udienza di ieri, ha detto di fidarsi dei periti del tribunale e non dei periti nominati da lui. E siccome i periti del tribunale dicono che può restare in carcere, il Procuratore, smentendo clamorosamente i suoi periti, in un breve intervento ( circa 2 minuti, poche parole succinte e chiare) ha chiesto che dell’Utri resti in cella”.

“Non si conoscono precedenti di una situazione di questo genere – continua il direttore del Dubbio – Un procuratore che dice di non credere ai periti che lui ha nominato è una novità assoluta in giurisprudenza, e anche nella vita di tutti i giorni. […] Dell’Utri si è ammalato, ha superato i 75 anni, ha scontato molto più della metà della pena. Esistono non alcune ragioni per scarcerarlo: esistono vagonate di ragioni ( perché non esiste il reato, o perché è anziano, o perché è malato, o perché ha scontato più della metà della pena…). Perché nessuno muove un dito? Perché la procura generale di Roma ha smentito i suoi periti pur di non accettare che Dell’Utri sia curato come tutte le altre persone, libere o detenute? Ci sono state pressioni per impedire la scarcerazione?”

Sansonetti individua una ragione politica dietro la vicenda: “La verità che tutti sanno è che Dell’Utri non viene scarcerato per ragioni assolutamente, e squisitamente, e ormai del tutto palesemente politiche. Dell’Utri è Berlusconi. E questo viene ritenuto imperdonabile. Dell’Utri è accusato di essere stato uno dei cervelli pensanti del berlusconismo, e questo viene ritenuto imperdonabile. Dell’Utri è siciliano. E questo viene ritenuto imperdonabile. Dell’Utri è stato per molti anni un parlamentare. E questo, naturalmente, viene ritenuto più che mai imperdonabile e comunque una aggravante. Se Dell’Utri morirà in carcere – conclude il direttore del Dubbio – nessuno potrà considerare la sua morte una cosa diversa da un delitto politico”. 

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