Dell’Utri resta in carcere: respinta la richiesta di sospensione della pena per motivi di salute

L’ex senatore, 76 anni, versa in gravi condizioni di salute. Alla cardiopatia e al diabete si è aggiunto anche un tumore

Dell'Utri

ROMA – Resta in carcere l’ex senatore Marcello Dell’Utri, condannato in via definitiva a sette anni per concorso in associazione mafiosa. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di sospensione della pena presentata dai legali dell’ex parlamentare. Dell’Utri, settantasei anni, versa in precarie condizioni di salute. Alla cardiopatia e al diabete, da cui è affetto anni, si è aggiunto recentemente anche un tumore alla prostata.

Patologie gravi che tuttavia, secondo i periti del Tribunale di Roma, non sarebbero incompatibili con la detenzione. Il tumore sarebbe infatti operabile, mentre la patologia cardiaca risulterebbe stabile e sotto controllo. Una valutazione accolta dal Procuratore Generale Pietro Giordano, che oggi pomeriggio ha respinto la richiesta. Di diverso avviso i consulenti nominati dalla Procura, che si erano invece espressi per la incompatibilità allo stato detentivo per l’ex parlamentare. 

Gli esperti avevano anche indicato alcune strutture ospedaliere dove il co-fondatore di Forza Italia avrebbe potuto essere condotto per ricevere le cure necessarie. Indicazioni che il Pg non ha inteso accogliere. Nelle scorse ore, in una lettera-appello pubblicata dal Tempo, era stata la moglie dell’ex senatore a chiedere ai giudici di valutare la sospensione della pena per il coniuge.

“Dopo l’udienza del 5 dicembre – scrive Miranda Ratti Dell’Utri al quotidiano romano – con la richiesta di riconoscere l’incompatibilità con il regime carcerario per motivi di salute, sono rimasta particolarmente colpita dalla decisione del sostituto procuratore generale di Roma. Egli aveva nominato due medici di sua fiducia, che hanno dato un parere scritto in cui si dichiarava l’incompatibilità tra lo stato di salute e la carcerazione di mio marito”.

“Questa consulenza è stata depositata in data 17 novembre 2017 – prosegue la signora Dell’Utri – nella stessa erano anche indicate alcune strutture ospedaliere in cui mio marito avrebbe potuto recarsi. A distanza di pochi giorni, gli stessi periti (un medico legale e un cardiologo) sono stati smentiti da chi ha affidato loro l’incarico. È normale?”.

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