Da destra a sinistra la carica degli impresentabili

Il bestiario dei candidati all’ARS per le elezioni del 5 novembre si presenta particolarmente variopinto. Ecco i casi notevoli registrati nelle coalizioni

Impresentabili

PALERMO – Indagati, imputati e condannati. Ma anche amici e parenti dei potenti di turno, “calati” in lista al solo scopo di raccoglierne i voti. Il bestiario degli impresentabili candidati all’ARS per le elezioni del 5 novembre si presenta particolarmente variopinto. Di seguito i casi notevoli registrati tra gli oltre novecento aspiranti deputati.

La coalizione di centrodestra è quella che ha fatto parlare maggiormente di sé in questa prima fase della campagna elettorale. A partire da Forza Italia, tra le anime principali dello schieramento che sostiene il candidato governatore Nello Musumeci. Il caso più eclatante è quello sollevato dal nostro giornale relativamente al consigliere comunale Riccardo Pellegrino, candidato in Forza Italia e già segnalato nella Relazione del 2015 della Commissione Regionale Antimafia retta proprio da Musumeci per le sue parentele. Da qui la domanda se il candidato presidente accettasse tale candidatura: dopo alcune settimane di incertezza e alcune blande dichiarazioni del candidato presidente, Pellegrino è saldamente in campo e l’altroieri ha aperto la sua campagna elettorale a San Cristoforo. “Sosterrò Musumeci a spada tratta”, ha detto l’aspirante deputato parlando ai giornalisti

Ma Pellegrino non è l’unico nome da attenzionare in FI. A Siracusa è candidato con gli azzurri il sindaco di Priolo Antonello Rizza, sul quale pendono 22 capi d’imputazione in quattro diversi processi. Si va dalla tentata concussione alla corruzione elettorale, dalla tentata violenza privata all’associazione a delinquere, dal falso in atto pubblico, alla truffa. E ancora intralcio alla giustizia, tentata estorsione, turbata libertà di scelta del contraente.

Ma anche Rizza resta in corsa. Come Riccardo Savona, rientrato in Forza Italia dopo una parabola politica che lo aveva condotto tra le fila della sinistra. Eletto nel 2012 nella fila di Grande Sud di Gianfranco Micciché, Savona è citato nell’informativa della DIA di Trapani che portò al sequestro di un miliardo e mezzo di euro a Vito Nicastri, imprenditore “re dell’eolico” ritenuto prestanome del capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Rapporti di affari, quelli tra Savona e Nicastri, che la DIA descriveva come “evidenti”. Per averli ricordati, il presidente della Regione Rosario Crocetta era stato querelato dal deputato. I giudici avevano respinto l’accusa condannando Savona al pagamento delle spese legali.

Tra i candidati in FI anche Marianna Caronia. L’ex deputato regionale e candidato sindaco di Palermo risulta indagata nell’inchiesta “Mare Monstrum” che alla vigilia delle Amministrative del 2017 aveva condotto all’arresto di Mimmo Fazio, dell’imprenditore Ettore Morace e del funzionario regionale Giuseppe Montalto. In lizza per la riconferma a Palazzo d’Orleans anche il deputato uscente Giovanni Lo Sciuto. L’onorevole, già membro della Commissione Regionale Antimafia retta da Musumeci, non è indagato in alcun provvedimento ma è noto per aver frequentato la famiglia del superlatitante Matteo Messina Denaro insieme al quale è ritratto in una fotografia, al matrimonio della cugina del boss. Secondo il deputato regionale, all’epoca dei fatti Denaro era lontano dall’essere il capo di Cosa nostra. 

Un capitolo a parte merita il caso di Luigi Genovese, candidato nel collegio di Messina per Forza Italia. Luigi è figlio dell’ex deputato PD – oggi transitato in Forza Italia – Francantonio Genovese, condannato in primo grado a 11 anni per il processo sui “Corsi d’oro” nella formazione professionale siciliana. L’onorevole deve rispondere di un’ampio ventaglio di accuse, dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla tentata truffa, al peculato, al riciclaggio, al falso in bilancio all’evasione fiscale. La vicenda giudiziaria aveva fatto scalpore nel 2014, quando la Camera autorizzò la richiesta di arresto con il voto determinante del PD.

Le colpe dei padri non ricadono sui figli, certo. E neanche sui nipoti, visto che alla sbarra, nel processo sulla formazione, c’era pure il deputato regionale Franco Rinaldi, cognato di Francantonio e zio di Luigi. Ma anche Chiara Schirò, moglie di Genovese (3 anni di reclusione), Elena Schirò, moglie di Rinaldi (sei anni e sei mesi) e Giovanna Schirò (2 anni e 3 mesi). Tutte condanne in primo grado, di cui sarà necessario attendere gli sviluppi. Ma sono in tanti ad essersi interrogati sull’opportunità di candidare il rampollo del casato Genovese. 

Questo il parterre de roi di Forza Italia. Passando a #DiventeràBellissima, il movimento fondato da Nello Musumeci che ne sostiene la corsa alla Presidenza della Regione, si notano le candidature della portavoce Giusy Savarino, assolta in Appello perché il fatto non sussiste nel processo per abuso d’ufficio sui presunti concorsi truccati all’Asp di Agrigento. Nello stesso procedimento era stato condannato il padre Armando, per il quale la Corte dei Conti ha stabilito pochi giorni fa il pagamento di un risarcimento di 10.000 euro all’Asp  per il danno d’immagine seguito alla vicenda delle graduatorie truccate, secondo l’accusa, in cambio di voti per la figlia. Candidato con #DiventeràBellissima anche Pietro D’Aì, ex sindaco di Misilmeri, comune palermitano sciolto per mafia nel 2012. La posizione di D’Aì era stata archiviata, nonostante il Gip nelle motivazioni dell’archiviazione parlasse di “gestione francamente illecita” escludendo tuttavia collegamenti con la mafia. 

Casi notevoli anche nelle liste dell’Udc, che a Siracusa candida Giovan Battista Coltraro. Il notaio ed ex esponente di Sicilia Democratica, tra i deputati più ricchi dell’Assemblea Regionale Siciliana, è stato rinviato a giudizio lo scorso marzo per falso in atto pubblico. Coltraro era finito al centro di un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” sull’acquisizione illecita di terreni nel siracusano, che il notaio avrebbe favorito falsificando gli atti. Tre milioni di euro il valore dei possedimenti. La vicenda aveva portato il deputato a dieci mesi di sospensione dall’attività notarile. Tra i volti dell’Udc per la corsa a Palazzo D’Orleans anche Cateno De Luca, ex deputato regionale accusato di aver favorito gli affari delle imprese di famiglia mente era sindaco di Fiumedinisi, piccolo centro del messinese. Candidati anche Giuseppe Sorbello, sotto processo per voto di scambio, e Gaetano Cani, accusato di estorsione.

Impresentabili anche nella lista Popolari e Autonomisti – Idea Sicilia, che riunisce il partito dell’ex ministro Saverio Romano e il movimento lanciato dall’ex Rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla. Nel collegio di Palermo è candidato Roberto Clemente, condannato in primo grado a sei mesi per corruzione elettorale. Si ricandida all’Ars nel collegio di Messina anche l’ex presidente di Confcommercio e deputato regionale del Popolo della Libertà Roberto Corona, condannato in primo grado a tre anni nel processo reattivo alle fideiussioni dell’Ascom Finance rilasciate senza la copertura necessaria prevista dalla legge. La Corte ha deciso anche la confisca di beni per 647.500 euro a carico di Corona. In corsa anche Santino Catalano, ex onorevole già condannato ad un anno e undici mesi con patteggiamento per abuso edilizio. Dichiarato ineleggibile nel 2011, il deputato era stato “graziato” dal voto segreto dell’ARS.

IL CENTROSINISTRA NON RIDE – Anche la colazione di centrosinistra che sostiene il Rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari a Palazzo d’Orleans presenta alcuni casi notevolii. A cominciare da quello sollevato da Tribù sul presunto voto di scambio in favore del deputato Luca Sammartino nel catanese. In un’audio pubblicato da questa testata, l’ormai ex Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Mascalucia Santo Giordano chiedeva ad un lavoratore della società pubblica Mo.Se.Ma. di votare Sammartino in cambio della riconferma del posto di lavoro. In seguito a quella vicenda l’Assessore era stato rimosso dal sindaco Giovanni Leonardi. Sammartino, già campione di preferenze nella tornata del 2012, quando era stato eletto all’ARS nelle fila dell’UdC, è oggi uno dei volti di punta del PD nel catanese.

Candidato con i democratici anche Giovanni Cafeo – ex capo di gabinetto del sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo e componente della segreteria regionale del Pd – indagato per turbativa d’asta nel processo sulla gestione degli asili nido. Nell’inchiesta era stato coinvolto anche Alfredo Foti, assessore ai Lavori pubblici e consigliere comunale dem. Nel palermitano si registra il caso di Giovanni Di Giacinto, candidato nella lista Sicilia Futura dell’ex ministro Salvatore Cardinale nonostante un processo in corso per abuso d’ufficio. A Catania correrà anche l’ex sindaco di Vizzini Marco Aurelio Sinatra, coinvolto nel ramo dell’inchiesta su Mafia capitale dedicato al Cara di Mineo.

Un capitolo a parte merita il caso di Giuseppe Biondo, assessore designato alle attività Produttive nell’eventuale giunta di Fabrizio Micari. L’imprenditore, fedelissimo del Sottosegretario alla Salute Davide Faraone, compare a più riprese nelle carte del processo sulla formazione “Corsi d’Oro” a carico di Francantonio Genovese. Biundo non è indagato nel procedimento, ma nell’Ordinanza di Custodia cautelare a carico dell’onorevole messinese è descritto come “costantemente e docilmente sotto le sue direttive”. Per questo molti si erano interrogati sull’opportunità di inserirlo nella squadra di Governo del candidato Micari, che aveva sottolineato di aver scelto gli assessori per le conoscenze maturate sul campo. Un criterio fin troppo efficace, sopratutto concentrandosi sul curriculum di Biundo.

1

  • Mafia e politica non sono la stessa cosa ? La mafia secondo me perde di fascino con i politici

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nome *