Di Matteo a Bindi dopo lo sfogo di Fiammetta: ‘Mi convochi’

Il PM palermitano, che indagò sulla strage di via D’Amelio, scrive alla presidente della Commissione Antimafia

di matteo

PALERMO – Non lo dice chiaramente, ma è abbastanza evidente che lo sfogo della figlia minore di Paolo Borsellino, Fiammetta, alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio, prima alla stampa e poi davanti all’Antimafia, non se lo aspettasse. Per questo il Pm Nino Di Matteo ha chiesto, con una lettera inviata alla presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, di essere convocato “dopo le notizie di stampa sulle audizioni in commissione sui processi celebrati per la strage di Via D’Amelio”.

Il magistrato, che indagò sull’attentato costato la vita a Paolo Borsellino e agli agenti della scorta, chiede di essere sentito “per rendere dichiarazioni – scrive – che ritengo possano finalmente contribuire a ristabilire la verità dei fatti”. L’audizione davanti all’Antimafia sollecitata dal Pm Di Matteo, che da pochi mesi è passato dalla Procura di Palermo alla Direzione Nazionale Antimafia, “porrebbe fine – spiega il magistrato nella sua lettera – a strumentalizzazioni dannose per l’efficacia degli accertamenti e per il possibile sviluppo di ulteriori indagini sulla strage”.

Fiammetta Borsellino, prima al Corriere della Sera e poi ai commissari dell’Antimafia, ha esplicitamente denunciato il depistaggio che ha portato alla condanna di innocenti, ingiustamente coinvolti nelle indagini sull’attentato. E ha fatto il nome di Di Matteo e dell’allora pm Anna Palma, entrambi titolari del procedimento sulla morte del padre.

“Mio padre fu lasciato solo in vita e dopo. Dovrebbe essere l’intero Paese a sentire il bisogno di una restituzione della verità. Ma sembra un Paese che preferisce nascondere verità inconfessabile”, ha detto la figlia del magistrato ucciso dalla mafia, denunciando omissioni e lacune negli accertamenti e affermando che un caso di quel rilievo meritasse magistrati più esperti e non giovani come lo era all’epoca Di Matteo.

“Questo abbiamo avuto, un balordo della Guadagna come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c’erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo, altri…”, ha aggiunto Fiammetta Borsellino precisando che il padre “non meritava giudici alle prime armi”, e rimproverando ai magistrati in servizio al momento della strage “di non avere mai sentito mio padre, nonostante avesse detto di volere parlare con loro”.

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