Origini, riflessioni o anche diritto della persona

Tante sono le disposizioni normative nazionali ed internazionali per la difesa del fanciullo

Oggi, con lo sviluppo, vogliamo pensarlo così, del libero mercato, dell’apertura delle frontiere, dell’informazione e del nostro status di libertà è cambiato anche il nostro modo di pensare alle nostre origini. Democrazia conquistata o no, una riflessione, invece, si dovrebbe fare sull’identità nostra e più che mai dei nostri figli. Sono ormai tanti i matrimoni misti e la presenza sul territorio di stranieri, stabiliti o no che dovrebbero accrescere la cultura, invece senza rendersi conto si generano traumi e si mette a rischio la conoscenza da parte del minore del suo diritto a conoscere le proprie origini.

Il minore, nato sul territorio o adottato, viene investito da un modus vivendi che spesso non è suo, non rispecchia la sua identità biologica, e infatti dimentica o non conosce la propria lingua, le proprie usanze, i propri parenti. L’arricchimento della sua personalità e lo sviluppo di quello che poi sarà in futuro un genitore è solo parziale.

Tante sono le disposizioni normative nazionali ed internazionali per la difesa del fanciullo, che però si scontrano con l’attuale realtà sociale e spesso si dimenticano i propositi.

Il diritto del minore a conoscere le proprie origini biologiche è riconosciuto e garantito dalla Convenzione dei diritti del fanciullo (Convenzione di New York) del 20 novembre 1989 e dalla Convenzione dell’Aja sulle adozioni internazionali del 1993. In questa materia così delicata, si dimentica talvolta del futuro del minore, l’adulto che non ha potuto esprimere i suoi desideri.

Oggetto di molte discussioni e proposte legislative, il diritto e non la libertà di conoscere e scegliere la nostra identità biologica, non ha portato ad un cambiamento influente sul piano applicativo, ma solo alla concorde conclusione che è diritto del minore conoscere i propri genitori sin dalla nascita e obbligo delle Autorità competenti conservare le informazioni sulle origini familiari e genetiche dello stesso.

In particolare, succede che il bambino viene abbandonato al momento del parto oppure viene allontanato dalla propria famiglia d’origine con la segretezza dei documenti al riguardo, nel suo superiore interesse, certo, ma con quali conseguenze per questo fervore di cancellare il suo passato?

La Corte europea dei diritti dell’Uomo, nel caso Godelli contro Italia, ha censurato proprio il mancato riconoscimento del diritto al figlio adottato di venire a conoscenza delle sue origini, laddove, purtroppo sono partecipanti solo i genitori e non anche i parenti. Al riguardo, vorrei riflettere su un particolare caso in cui un bambino di nazionalità straniera viene dichiarato adottabile sul territorio nazionale e i genitori, per pudore o ignoranza, tengono nascosta la decadenza della potestà genitoriale e la successiva dichiarazione di adottabilità del fanciullo. E i nonni? Con quale idoneità, noi, terzi ed estranei ad una realtà familiare e personale vissuta solo dai suoi “attori”,  decidiamo sulla sostituzione di un’identità secondaria, che arricchisce certamente la personalità, ma indebolisce altresì la sicurezza personale, il concetto stesso di “Io chi sono?”.

Scopo della legge nazionale è la difesa del più debole, ma siamo certi che il minore, senza conoscere la sua vera identità biologica, non subisca in età adolescenziale, e fino al compimento della maggiore età ed oltre, ferite maggiori? La normativa in materia, afferma che le informazioni relative ai genitori biologici possono essere fornite solo in particolari casi e ai genitori adottivi per gravi e comprovati motivi, su autorizzazione del Tribunale dei Minorenni, oppure al responsabile di una struttura ospedaliera in caso di necessità ed urgenza e di grave pericolo per la salute del minore.

Il minore, diventato adulto, all’interno di una famiglia da adottato oppure all’interno di una comunità socio-assistenziale, può invece senza certezza alcuna avere accesso alla sua identità biologica solo se rispetta alcuni requisiti: se ha compiuto 25 anni con autorizzazione del Tribunale per i Minorenni; se ha compiuto 18 anni, per gravi e comprovati motivi attinenti alla salute psico-fisica, su autorizzazione del Tribunale per i Minorenni, o se sia un adottato maggiorenne i cui genitori adottivi siano deceduti o irreperibili.

La Corte di Cassazione, nel merito, con una recente sentenza del 21.7.2016 nr. 15024 ha ribadito come, a seguito della morte della madre naturale, l’interesse alla segretezza della di lei identità sia posta in secondo piano rispetto al diritto del figlio adottivo di conoscere le proprie origini biologiche. Svolta, questa, su cui è intervenuta anche la Corte Costituzionale, e proprio sulla sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 28 della Legge sulle adozioni nr. 184/4 maggio 1983, nella parte in cui esclude l’opportunità della persona adottata di essere autorizzata ad accedere alle informazioni sulle sue origini, e senza aver preventivamente verificato la persistenza, da parte della madre biologica, della volontà di non essere nominata. Inoltre, secondo, la Corte Costituzionale tale disposizione si pone in contrasto con gli artt. 2 e 3 della Costituzione italiana, considerato che non si tiene conto del diritto del fanciullo alla conoscenza delle proprie origini, diritto questo tutelato dall’ordinamento nazionale ed internazionale.

Cristina Sandu

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