Don Caputo, la setta dell’orrore e quel legame con il prete pedofilo

Il sacerdote finito al centro dell’inchiesta “12 apostoli” della Procura di Catania era già stato coinvolto in una storia di abusi su minore in ambiente ecclesiastico

DON CAPUTO

Catania – “Tutto immaginavo, nella mia vita, tranne che facevo il prete… Il Signore mi ha spiazzato”. Così parlava – il 3 maggio del 2009, poco prima dell’ordinazione presbiterale nella Basilica di San Pietro in Vaticano – l’allora diacono Orazio Caputo. Il giorno dopo sarebbe stato Benedetto XVI in persona ad accoglierlo tra i pastori della Chiesa universale. Ma il cammino di don Caputo era destinato a essere tutt’altro che lineare, fino a condurlo al centro di una delicatissima inchiesta su abusi sessuali ai danni di minori consumati in ambiente religioso. Ma non è la prima volta che il sacerdote, nato 42 anni fa ad Acireale, resta coinvolto in una vicenda giudiziaria. Che come vedremo ha come sfondo sempre la pedofilia.

A tirarlo in ballo padre Orazio, oggi, sono le carte dell’inchiesta “12 apostoli” della Procura di Catania, che due giorni fa ha portato in carcere Pietro Capuana, il “guru” dell’Associazione Cattolica Ambiente e Cultura di Aci Bonaccorsi, accusato di violenza su minori. Una vicenda torbida che vede indagate anche tre donne, finite agli arresti domiciliari, ma anche un ex assessore regionale – marito di una delle “ancelle” del “guru”  – il presidente della congregazione e un sacerdote accusato di aver violato il segreto del confessionale, rivelando l’esistenza di denunce sulle presunte violenze avvenute nella comunità. Quel sacerdote è proprio Orazio Caputo, attuale vicario della Parrocchia Santa Maria dell’Indirizzo di Aci Bonaccorsi.

Un’accusa gravissima, quella mossa al prelato acese, che dopo gli studi alla Pontificia Università Gregoriana e l’ordinazione ricevuta dalle mani del Santo Padre in persona, aveva svolto il suo primo incarico da vicario al Santo Volto di Gesù, parrocchia nel quartiere Portuense di Roma Ovest. Pochi anni di permanenza nella Capitale, prima del rientro in Sicilia. Ma per Don Caputo quegli anni sono segnati da una brutta vicenda giudiziaria, iniziata nell’estate del 2013 e sfociata nel settembre di due anni fa in un rinvio a giudizio per calunnia.

Parliamo del caso che vede protagonista Patrizio Poggi, un ex prete scomunicato, che nel 1999, come riporta Il Fatto Quotidiano, era finito ai domiciliari con l’accusa di avere abusato sessualmente di 5 ragazzini tra i 14 e i 15 anni che frequentavano la sua parrocchia, San Filippo Neri, al confine tra Boccea e Primavalle. Nello stesso anno Poggi era stato condannato a 8 anni di reclusione per pedofilia. Nei gradi successivi la pena è stata ridotta a 5 anni.

Ebbene, don Caputo e altri due esponenti della Chiesa romana – don Marco Valentini e l’ex numero due della diplomazia vaticana in Italia, monsignor Luca Lorusso – con le loro dichiarazioni avevano rafforzato la denuncia dell’ex ecclesiastico definendo credibile ogni dettaglio delle accuse di pedofilia rivolte a nove tra sacerdoti e monsignori, oltre al manager televisivo Marcello Righettini.

Accecato dal rancore verso la Curia romana, che dopo l’arresto del 1999 si rifiutava di reintegrarlo nel ruolo, Poggi in una sorta di “muoia Sansone con tutti i filistei” avrebbe iniziato una serie di attività tese a ricattare il Vaticano, a cui avrebbero collaborato proprio monsignor Lorusso, don Valentini e don Caputo, che intanto nel giugno del 2013 è stato rimandato nella sua Sicilia come vicario della parrocchia “Immacolata Concezione” di Cannizzaro, frazione di Aci Castello.

Pochi mesi dopo l’apertura dell’inchiesta, il colpo di scena. Tutte le accuse sono risultate false e Poggi è stato arrestato per calunnia. Secondo i PM romani, Eugenio Albamonte e Maria Monteleone, avrebbe ordito un vero e proprio complotto con lo scopo di suscitare uno scandalo al fine di ottenere il reintegro come ecclesiastico. Contestualmente, si è anche aggravata la posizione di don Caputo e degli altri due sacerdoti, i quali entrati nell’inchiesta da testimoni ne escono da indagati. I tre sono stati infatti rinviati a giudizio per calunnia. Il processo riprenderà il prossimo novembre.

Ma c’è di più. Pochi mesi dopo Poggi, nel frattempo a processo per calunnia, finisce nuovamente in carcere. Durante il dibattimento, è emerso che in almeno altri due casi, nel 2014, si sarebbe reso colpevole di adescamento e prostituzione minorile. Le vittime sarebbero due ragazzi romeni, con uno dei quali l’ex prete avrebbe anche scattato foto e fatto filmini a sfondo sessuale. Poggi ha poi denunciato i ragazzini per estorsione, affermando che gli avevano chiesto deinsoldi. Accuse non riscontrate dagli inquirenti,  che gli hanno dunque contestato anche il reato di calunnia, cosa che ha fatto scattare l’arresto in aula.

Questo il sacerdote “difeso” da don Caputo. Il prete acese ritorna adesso nell’occhio del ciclone con accuse gravissime – aver violato un Sacramento, il segreto della confessione – nell’ambito dell’inchiesta “12 apostoli”. Dopo i fatti di Roma, il sacerdote sarebbe nuovamente nelle maglie della giustizia e di nuovo per storie di abusi e negligenze. Una coincidenza inquietante, nel contesto di una storia che davvero non sentiva il bisogno di altro orrore.

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