Lombardo, doppio ricorso di accusa e difesa in Cassazione

Il 31 marzo l’ex Presidente della Regione era stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a due anni – pena sospesa – per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso

Lombardo

CATANIA – Doppio ricorso sulla sentenza d’Appello che lo scorso 31 marzo ha assolto l’ex Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, condannandolo a due anni – pena sospesa – per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza i caratteri dell’intimidazione e della violenza. E’ quanto hanno deciso l’accusa e la difesa dell’ex governatore, presentando ricorso davanti alla Suprema corte contro la sentenza che aveva riformato il giudizio di primo grado (che nel 2014 aveva condannato Lombardo a sei anni e otto mesi). La Procura ha presentato ricorso contro l’assoluzione dell’ex presidente della Regione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre il collegio di difesa ha chiesto l’annullamento della condanna a due anni di reclusione per corruzione elettorale.

Le motivazioni della sentenza della terza Corte d’Appello di Catania erano state presentate nell’ottobre scorso“Il summit tra i vertici mafiosi e Raffale Lombardo nel giugno del 2003 a casa dell’ex governatore – si legge nelle motivazioni della Corte presieduta da Tiziana Carruba è un fatto assolutamente privo di riscontro probatorio” e “certamente errata la collocazione temporale assegnata dal Gup” visto che Carmelo Puglisi, che secondo le dichiarazioni del boss pentito Santo La Causa sarebbe stato presente, “nell’estate del 2003 era ancora detenuto”. Per quanto riguarda i centri commerciali, Tenutella, Playa e Porte di Catania, la Corte d’appello ritiene che non ci fossero “elementi probatori certi e univoci” e che non fosse possibile istituire un collegamento, come fatto dal Gup, tra “diverse vicende”  al di “fuori di mere intuizioni o generici sospetti”. Nelle motivazioni la Corte d’appello scrive, tra l’altro, che per ‘La Tenutella’ non c’è mai stata una interlocuzione diretta tra Lombardo e l’imprenditore Mario Ciancio.

Con riferimento a “Porte di Catania”, dalla sentenza emerge che per l’affidamento dei lavori all’imprenditore Basilotta non c’è traccia di un interessamento di Lombardo o di un ruolo di Ciancio, e che dalla nota dei Ros del 24 dicembre del 2013 si evince che non è stato l’editore a conferire incarichi perché dal 27 aprile del 2007 non aveva più alcun interesse avendo venduto le sue quote. Per il villaggio di Xirumi la sentenza afferma che le dichiarazioni di Rosario Di Dio smentiscono che Basilotta abbia lavorato nei terreni di Ciancio e che è del tutto carente la prova che Lombardo abbia inteso favorire l’imprenditore. Sul parcheggio Sanzio, per la Corte d’appello, non emerge altro che l’interesse politico dell’ex governatore, mentre il caso la Playa non ha alcune rilevanza processuale. Sulla Safab risulta sconfessato l’assunto che l’associazione mafiosa ha avvicinato l’impresa e, anche per questo caso, la Corte ritiene insufficiente il carico probatorio a carico dell’imputato.

La Corte d’appello ritiene invece “dimostrati i rapporti tra Lombardo e esponenti della mafia, che avrebbero agito per agevolare la sua elezione, ma dal quale non avrebbero ricevuto alcun favore”. Il contatto sarebbe stato tenuto “dal fratello Angelo Lombardo, che sarebbe stato picchiato  a causa del comportamento del governatore e come avvertimento a lui”, come sostenuto dal pentito Sturiale. Per i giudici il reato da contestare è la corruzione elettorale, aggravata dall’avere favorito la mafia, ma senza l’intimidazione, ma con la promessa di soldi, buoni spesa o favori. Fino, come sostiene un collaboratore, a cedere gratis dosi di marijuana a tossicodipendenti in cambio della promessa del voto. Nella valutazione della pena da comminare la Corte d’appello concede le attenuanti generiche e il corretto comportamento processuale dell’imputato.

Nata da un filone dell’inchiesta “Iblis” dei Carabinieri del Ros di Catania, la vicenda giudiziaria dell’ex governatore si è conclusa con la condanna per voto di scambio, 1.400 euro di multa, l’interdizione dai pubblici uffici per 2 anni e la sospensione dal voto e dall’eleggibilità per sette anni. Una sentenza sulla quale oggi arriva il doppio ricorso di accusa e difesa in Cassazione. La data dell’udienza non è ancora stata fissata. 

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