Il dovere di fare domande (anche al M5s)

Ha provocato una consistente reazione di pubblico, ieri, la notizia rilanciata da Tribù sulla parentela tra un candidato Cinque Stelle all’ARS e un soggetto imputato per mafia. I vertici del Movimento erano stati messi a conoscenza?

Ha provocato una consistente reazione di pubblico, ieri, la notizia rilanciata da Tribù sulla parentela tra un candidato Cinque Stelle all’ARS e un soggetto imputato per mafia. Come riportato dal Giornale, l’imprenditore Giacomo Li Destri – incensurato, in corsa con il M5s nel collegio di Palermo e già costruttore della “via dell’onestà” finanziata dal Movimento ai tempi del crollo del viadotto Himera – è cugino di un tale che si chiama come lui, arrestato nel 2013 nel corso dell’operazione “Black cat”, che sgominò la mafia delle Madonie ricostruendo gli equilibri e i ruoli di vertice nei vari mandamenti. Il Li Destri arrestato sarebbe stato il responsabile di Caltavuturo, il piccolo centro in cui vive e lavora anche il cugino imprenditore. E dove insiste la “trazzera” realizzata coi soldi degli stipendi dei deputati regionali del M5s.

Di fronte a questa notizia la nostra redazione ha scelto di comportarsi in piena coerenza con i mesi precedenti. Come i lettori sanno, abbiamo partecipato attivamente al racconto degli “impresentabili”, contribuendo talvolta a scovarli. Il legame di parentela tra un costruttore e un soggetto imputato per mafia ci è sembrato un fatto degno di essere portato all’attenzione pubblica. Possibile che nessuno sapesse della parentela tra i due, in un paese di meno di 4000 abitanti? Difficile, e infatti è lo stesso Li Destri a dire al Giornale che “la vicenda è pubblica”. Quanto ad avere avvertito i vertici del Movimento al momento della candidatura, l’imprenditore resta vago.

Anche nel post affidato ieri sera a Facebook dopo l’esplosione del caso: “Siccome la macchina del fango si è già attivata, deve essere chiara una cosa: non ho più rapporti con mio cugino da quasi trent’anni per motivi familiari che chiedo a tutti di rispettare. Lui è stato coinvolto nell’inchiesta “Black cat” e dagli stessi atti emerge come lui stesso chieda notizie di me ad altre persone. Non ho mai pagato, né tantomeno mi è mai stato chiesto ‘pizzo’ in alcuna forma. Per un semplice motivo: avrei subito denunciato. E questo è stato messo anche a verbale di fronte ai carabinieri. La mia azienda ha il certificato antimafia ed è nella “White list” della prefettura. Non ho nulla da nascondere, né posso certo rispondere io di eventuali colpe di altri. Non sarà qualche schizzo di fango ad arrestare la riscossa del popolo siciliano”.

Nessuno, naturalmente, ha chiesto a Li Destri di pagare per le colpe di altri. Si è chiesto invece se l’imprenditore avesse messo al corrente il Movimento della parentela obbiettivamente pesante. Una domanda a cui né lui né il candidato presidente Giancarlo Cancelleri, impegnato nel tour de force elettorale a pochi giorni dal voto, hanno ancora risposto. In una campagna elettorale dominata dal tema della legalità, con il Movimento in prima linea nella battaglia morale contro gli “impresentabili” degli altri – tra cui alcuni cui vengono contestate proprio parentele – il dettaglio non è di poco conto. Posto che il Li Destri imprenditore è persona incensurata e certamente degnissima, il Movimento sapeva di candidare il cugino del “responsabile” di Caltavuturo? O quest’ultimo ha taciuto la circostanza per non pregiudicare la candidatura?

E’ questa la domanda che ieri abbiamo girato ai lettori. Scatenando le reazioni scomposte di molti simpatizzanti del Movimento Cinque Stelle. I quali ci hanno fatto pervenire le loro critiche. Non troppo generose, nonostante il lavoro fatto in questi mesi da Tribù sugli “impresentabili” di tutti gli schieramenti. Proprio in virtù di quel lavoro, pensiamo di aver fatto la cosa giusta a porre la questione di Li Destri. Il compito di un giornale che si vuole veramente libero, del resto, è proprio quello di fare domande. Anche al Movimento Cinque Stelle. 

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