Enzo Bianco, i ‘pizzini’, i fedelissimi e il nuovo nemico da abbattere

Il racconto del Consiglio comunale straordinario: le trame e i retroscena di una città immobile

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CATANIA – Enzo Bianco ha un nuovo nemico. È ufficiale.
L’uomo da abbattere è Sebastiano Arcidiacono, che sbattendogli in faccia la realtà e costringendolo al confronto si è reso colpevole di lesa maestà.
Il vicepresidente del Consiglio comunale si guadagna gli applausi del pubblico, ma anche gli attacchi su commissione dei consiglieri che sostengono il sindaco.

È una serata di pizzini: mentre i consiglieri intervengono in risposta alla sua relazione, Enzo Bianco scrive. Prende appunti, ma soprattutto dà indicazioni ai suoi. Messo notificatore il buon Francesco Marano, che  di lì a breve diventerà l’orchestrale della seconda fase del Consiglio Comunale.

Sono 19 in totale gli interventi dei consiglieri. Ma eccezion fatta per  Sebastiano Arcidiacono, Niccolò Notarbartolo, Santi Bosco, Tuccio Tringale e Manlio Messina sono tutte passerelle. L’unico intento è far vedere al sindaco che lo si supporta, per guadagnarsi – forse – un posto al suo fianco alla prossima tornata elettorale.

“Io ho scelto da che parte stare e non è la sua”. Arcidiacono conclude così il suo intervento, guadagnandosi un applauso accorato dei tanti cittadini presenti in aula. Un discorso appassionato, con riferimenti precisi e puntuali: una fotografia nitida dello stato della città di Catania che il vicepresidente vicario ha più volte illustrato. Enzo Bianco non alza mai lo sguardo dal foglio che ha fra le mani, nonostante Sebastiano Arcidiacono si rivolga a lui più volte. È un sindaco nervoso.

Non l’ha scritta lei questa relazione, ne sono convinto” afferma Niccolò Notarbartolo. “Lei i numeri veri li conosce, mentre chi ha scritto queste 22 pagine ama gonfiarli e moltiplicarli“.

Il riferimento, anche da parte di Manlio Messina, è all’ufficio stampa abusivo del sindaco: ai due giornalisti Giovanni Iozzia e Giuseppe Lazzaro Danzuso che “dipingono una realtà che non esiste inviando i comunicati stampa dai computer del Comune e impedendo ai dipendenti comunali che sono pagati per questo di fare il loro lavoro”.

I fedelissimi del sindaco vanno al contrattacco.

Arcidiacono ha raccolto 26 firme per poterle dire viva voce che si candiderà a sindaco alle prossime elezioni” esordisce Alessandro Porto, ex autonomista lombardiano della maggioranza di Raffaele Stancanelli oggi capogruppo di Con Bianco Per Catania.

E la città passa di nuovo in secondo piano. La lotta è politica. Le elezioni sono vicine e si stringono le alleanze.

Il fuoco nemico è passato: in elenco ci sono ancora consiglieri di opposizione, ma il sindaco adesso può rilassarsi. Le “opposizioni costruttive” non fanno male e non colpiscono. Tutt’al più punzecchiano. Per far vedere che giocano la partita.
Enzo Bianco guarda i suoi e annuisce soddisfatto. “Finalmente qualcuno che mi capisce” sembra dire mentre il capogruppo del PD Giovanni D’Avola tesse le sue lodi.

Incassa il consenso anche del gruppo d’opposizione di Grande Catania si congratula. “Vorrei poter dire fra un anno di essere elettore del sindaco Bianco” afferma Enzo Parisi. “Significherebbe che i miei figli potranno avere un futuro migliore” afferma invece il capogruppo Giuseppe Castiglione.

L’alleanza con gli autonomisti è fatta.

Tutto è andato secondo copione, anche il finale. Con il sindaco a ringraziare i consiglieri di maggioranza che lo hanno sostenuto ed elogiato.

“Sono come il gubernator ciceroniano” conclude il sindaco. “Un timoniere che guida una nave in tempesta con coraggio e con dovizia. O almeno ci provo e lo faccio grazie al contributo dei consiglieri di maggioranza, a quelli di opposizione e a quelli che stanno con un piede di qua e uno di là”.

Il giorno del giudizio svanisce come una bolla di sapone.

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