Tra Europa e Regione, Michela Giuffrida: “Basta fratture rischiamo deriva democratica”

Giro di boa per il Parlamento Europeo e i suoi componenti, inclusi ovviamente i siciliani impegnati come europarlamentari a Bruxelles

 

CATANIA – Giro di boa per il Parlamento Europeo e i suoi componenti, inclusi ovviamente i siciliani impegnati come europarlamentari a Bruxelles.

Tempo di valutazioni e di scelte, anche in funzione degli imminenti impegni elettorali in terra di Sicilia. Ma se Salvo Pogliese è pronto a scendere in campo per le Regionali, lo stesso non può dirsi di Michela Giuffrida.

L’europarlamentare e dirigente del Partito Democratico ha da poco superato il traguardo di metà mandato e fa insieme con Tribù il bilancio di questa esperienza politica.
Quale rappresentante della circoscrizione Italia Insulare al parlamento europeo, Michela Giuffrida è impegnata in prima linea nella commissione Agricoltura e nella commissione Sviluppo Regionale.

Sempre mantenendo il contatto con il territorio” dice ai nostri microfoni. “Così quando non sono impegnata a Bruxelles giro la Sicilia per ascoltare le varie esigenze” continua.
Un’Europa considerata dai più ancora “mamma padrona” e lontana dagli interessi dei cittadini. “Non sono d’accordo” afferma la Giuffrida. “Dovremmo chiederci se siamo noi sulla strada giusta: l’evoluzione che il nostro territorio ha avuto nell’ultimo decennio è da attribuire prevalentemente ai fondi infrastrutturali che l’Europa stanzia per i paesi membri. Così come fondamentali sono stati e sono tutt’ora i contributi per l’agricoltura”.

Come vengono spesi allora questi soldi? Perché si continua a parlare della Sicilia come ultima regione in funzione dei fondi realmente spesi  e prima nella percentuale di frodi?

“Se si guarda alla percentuale di frodi realmente accertate, vediamo come le percentuali scendono parecchio rispetto alle stime date dalle denunce” continua l’europarlamentare. “Il problema più grosso è la capacità delle amministrazioni di accedere ai bandi: se il gap resta la lingua inglese e la mancanza di personale competente per la preparazione di progetti che possano essere appetibili non andremo mai da nessuna parte” ci spiega con franchezza.

Non possiamo non chiederle della Regione e del PD,  un partito che sulla scena regionale sembra latitare, probabilmente troppo impegnato a districare i nodi interni. “Basta fratture: non possiamo permetterci che la Regione vada in mano a gente che vuole portarla molto lontano dai principi democratici fondamentali per governare la Regione”.

E sulle voci di corridoio che la davano come possibile candidato sindaco alle prossime amministrative a Catania risponde secca: “Sono stata sempre pronta a rispondere a qualsiasi sollecitazione che viene dalla mia città, ma lo continuerò a fare da europarlamentare. Completerò il mio mandato europeo rimanendo al mio posto fino al 2019“.

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