Tratta degli immigrati: gli affari di mafia e politica

Varie Procure hanno parlato del ruolo della mafia nel business dei migranti. Perché non applicare l’associazione mafiosa ai trafficanti?

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Prima le lucidissime dichiarazioni del Procuratore Zuccaro, poi quelle degli omologhi di Trapani e Siracusa Cartosio e Giordano. Ora anche il Procuratore di Palermo Lo Voi  ed ancora nei giorni scorsi l’operazione di Gratteri in Calabria – denunciano come nella cosiddetta “profugopoli”, ovvero nel traffico di essere umani dall’Africa verso l’Italia, vi sia un intreccio che mette insieme esponenti politici (vedi il Cara di Mineo), interessi mafiosi e cointeressenze di gruppi organizzati anche paramilitari, o formati da ex militari – che fanno capo a strutture assai opache.

C’è nella tragedia dell’accoglienza un giro d’affari che è stato colto al volo da Cosa Nostra e dalle altre organizzazioni mafiose presenti sul territorio italiano.

Ma c’è anche una sconcertante somiglianza ed intesa – segnalata dalle Procure – tra l’organizzazione tribale dei miliziani africani e l’organizzazione tribale mafiosa. I clan libici e quelli siciliani si intendono ed organizzano insieme la filiera, dall’imbarco sulle coste africane all’arrivo in Sicilia, fino allo smistamento nel Paese.

Quando il Procuratore della Repubblica ha parlato di strategia destabilizzante ha però forse inteso indicare anche un altro pericolo. Se è vero infatti che Cosa Nostra è sempre destabilizzante, la Storia insegna anche che quando l’organizzazione mafiosa affronta affari che vanno oltre l’ordinario spessore criminale ha bisogno di altre complicità. Si può dunque escludere che tutto ciò che sta avvenendo abbia inquietanti sponde nella politica ovvero in apparati legati a certi ambienti politici?

In questo senso, peraltro, ci sarebbe nel nostro Paese una triste tradizione.

Già qualche anno addietro la magistratura siciliana ebbe ad intercettare alcuni mafiosi del catanese che fungevano da “rimorchiatori” per gli scafisti, indicando loro il posto migliore dove sbarcare. Ed ancora, è provato come nel siracusano i poveri immigrati venissero reclusi all’interno di una tonnara fino a quando non veniva pagato il “biglietto” per la traversata effettuata. Anche in questo caso era stata riscontrata l’attività di una cosca mafiosa operante nell’aretuseo.

Non sono poi un mistero gli storici rapporti tra alcuni vecchi e compromessi esponenti dei nostri servizi di sicurezza e gli uomini “forti” residenti in Libia. Dall’impero fascista a quello mafioso, insomma, certe dittature non abbandonano il nostro Paese.

Ma potremmo andare ancora indietro, fino all’Impero Romano e alle campagne non sempre nobili di Scipione l’africano (che secondo una leggenda riportata da Tito Livio nacque dall’unione con un grande serpente che si materializzava nella camera da letto di sua madre). E saltare nuovamente in avanti, ai disegni velleitari di massoneria e servizi deviati che con l’avvocato catanese Michele Papa volevano esportare la rivoluzione del colonnello Gheddafi cercando adepti nientedimeno che in Sicilia.

Tornano prepotenti le parole d’allarme del Procuratore della Repubblica di Catania, con le relative domande: chi sta agendo per destabilizzare il Paese? Con quali obiettivi? Si tratta soltanto di affari o c’è qualcosa in più?

Interrogativi stringenti cui urge trovare una risposta. Se le indagini lo consentiranno, potremmo nel futuro prossimo assistere ad un nuovo impiego della norma di cui all’art. 416 bis del codice penale. Considerando mandanti, organizzatori, esecutori e beneficiari dell’odioso traffico di clandestini quali partecipanti ad un’associazione di tipo mafioso finalizzata alla gestione degli affari derivanti dalla tratta di uomini. Seguendo il prezioso consiglio di Giovanni Falcone, che immaginava sempre una organizzazione investigativa e giudiziaria speculare ed opposta a quella criminale.

L’applicazione della normativa antimafia consentirebbe anche di seguire e rintracciare il denaro con maggiore efficacia, anche ricorrendo alle misure di prevenzione. Certo è che ogni giorno che passa viene fuori – da questa e altre tragedie dell’umanità – tutta la sporcizia che l’uomo riesce a tirar fuori quando sfrutta il suo prossimo. E l’Italia è in prima fila!

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