Lo sfogo di Fiammetta: “Papà fu lasciato solo”

Le dure parole della figlia di Paolo Borsellino al Corriere: “Abbiamo avuto una Procura massonica, c’era anche Di Matteo”

fiammetta

PALERMO – “Mio padre fu lasciato solo in vita e dopo. Dovrebbe essere l’intero Paese a sentire il bisogno di una restituzione della verità. Ma sembra un Paese che preferisce nascondere verità inconfessabile”. Sono le parole affidate da Fiammetta Borsellinoultimogenita di Paolo, ucciso dalla mafia in questo giorno venticinque anni fa – ad un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera. Parole forti e che fanno discutere, quelle di Fiammetta, inficiando il rapporto del padre con i colleghi e con la Procura che lo accompagnava nel suo lavoro un quarto di secolo fa. Quando a Palermo muovevano i primi passi magistrati che sarebbero diventati gli “eredi” dell’azione investigativa e morale di Falcone e Borsellino. Verso cui Fiammetta non ha parole tenere.

“Questo abbiamo avuto – dice al Corriere la figlia di Borsellino – un balordo della Guadagna come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c’erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo, altri…”. E’ proprio il riferimento ai magistrati attualmente in servizio a colpire maggiormente. Fiammata precisa che il padre “non meritava giudici alle prime armi”, e che sia da rimproverare ai magistrati in servizio al momento della strage “di non avere mai sentito mio padre, nonostante avesse detto di volere parlare con loro”. 

Rapporti in freddo a tutt’oggi, secondo Fiammetta, quelli tra Borsellino e la sua famiglia e i colleghi: “Nessuno si fa vivo con noi. Non ci frequenta più nessuno. Né un magistrato. Né un poliziotto – racconta la figlia del magistrato – Si sono dileguati tutti. Le persone oggi a noi vicine le abbiamo incontrate dopo il ’92. Nessuno di quelli che si professavano amici ha ritenuto di darci spiegazioni anche dal punto di vista morale”.

Ma anche nei confronti delle celebrazioni la donna nutre dei dubbi. Dopo essere stata ospite della trasmissione commemorativa della strage di Capaci condotta da Fabio Fazio, ad esempio, nessun  riscontro: “Dopo la mia esternazione non c’è stato un cane che mi abbia stretto la mano – spiega – Fatta eccezione per alcuni studenti napoletani e Antonio Vullo, l’agente sopravvissuto in via D’Amelio. Grande la sensibilità di Fazio. Ma nelle due ore successive mi sono seduta e ho ascoltato. Non sono Grasso che arriva, fa l’intervento e va. C’erano giornalisti, uomini delle istituzioni, intellettuali palermitani. Da nessuno una parola di conforto”.

LE REAZIONI – Una denuncia forte, quella affidata da Fiammetta al Corriere, che ha fatto in poche ore il giro del web. Suscitando reazioni diverse. “Fiammetta ha l’autorevolezza per dire queste cose, anche perché fino adesso non ha mai detto niente, per cui quello che dice è Vangelo – ha detto ai cronisti la zia Rita Borsellino intervenendo alle celebrazioni in via D’Amelio – Parlo spesso di coriandoli di verità perché questa ricerca è diventata un tema carnascialesco. Cosa mi aspetto? E che mi devo aspettare, che ci sia verità, abbiamo questa mania dei numeri, mi aspetto che il ventiseiesimo, il prossimo, lo possiamo celebrare come l’anno della verità”. 

Sulla necessità di trovare la verità insiste anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La tragica morte di Paolo Borsellino, insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia – ha detto il Capo dello Stato intervenendo alla commemorazione della morte di Borsellino al Consiglio Superiore della Magistratura – Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di via D’Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato”.

A indicare la necessità di ripartire dai successi ottenuti in questi anni dalla lotta alla mafia è il Presidente del Senato ed ex Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: “Nel nome di Borsellino, e in quello di tutti i caduti innocenti per mano mafiosa, abbiamo in questi 25 anni ottenuto molti successi nel contrasto alla criminalità organizzata – ha detto la seconda carica dello Stato – Abbiamo sconfitto la Cosa nostra violenta, sanguinaria e stragista, ma non ancora quella capace di mutar pelle, di sparire dai radar dell’opinione pubblica e di infiltrarsi a tutti i livelli nella società, nella politica e nella Pubblica Amministrazione”.

“Prendiamo molto sul serio le parole della figlia del giudice Borsellino, Fiammetta – ha detto il Presidente della Commissione nazionale antimafia Rosy Bindi – Tanto che oggi l’ascolteremo come commissione Antimafia. Aspettiamo di sentirla, oggi ci consegnerà anche documenti processuali. Abbiamo il dovere di dare risposte alla richiesta di verità dei familiari di Borsellino”.

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