Figuccia VS Micciché, è scontro sui maxi-stipendi Quante polemiche nel centrodestra “riunito”

L’Assessore ai Rifiuti ha contestato le dichiarazioni di Micciché parlando di “errore della maggioranza” nella scelta del presidente dell’ARS

Figuccia

PALERMO – Il Natale rende tutti più buoni. Ma per Santo Stefano si torna all’attacco. E’ di ieri la nuova puntata della querelle suscitata dalle esternazioni del Presidente dell’ARS Gianfranco Micciché sulla reintroduzione dei maxi-stipendi per i dirigenti di Palazzo d’Orléans.

“Il concetto di tetto è assurdo, per principio – aveva detto il presidente dell’Assemblea al momento dell’elezione – I cittadini non chiedono il taglio degli stipendi ma un buon funzionamento dell’ARS”. Ovvero via libera alle indennità da oltre 400.000 euro a partire da gennaio, alla scadenza dell’accordo sul tetto da 240.000 euro votato durante la Legislatura precedente.

Affermazioni che erano parse da subito poco in linea con lo stato dei conti regionali e con il sentiment dei siciliani fuori dal Parlamento siciliano. E che avevano suscitato un vespaio di polemiche dentro e fuori la maggioranza. L’ultima quella innescata ieri dall’Assessore ai Rifiuti Vincenzo Figuccia, Udc ex Forza Italia, che ha rilasciato dichiarazioni pesantissime arrivando a parlare di “errore della maggioranza” nella scelta del Presidente dell’ARS.

Sullo sfondo la “questione personale” tra Figuccia e Micciché, che aveva portato all’uscita del primo da Forza Italia prima delle Regionali. Una rottura che aveva portato più d’uno a sospettare che uno dei “franchi tiratori” del centrodestra, nei tre scrutini serviti per l’elezione di Micciché, fosse stato proprio Figuccia.

Ieri l’attacco diretto al Presidente dell’ARS. “Consentitemi – ha scritto l’Assessore all’Ambiente – di mostrare una profonda amarezza e di sollevare profonde perplessità nei confronti delle affermazioni del neo presidente, con riferimento ai tetti degli stipendi. È normale che molti dirigenti dell’Ars siano andati in pensione e che esista una nuova eccellente classe dirigente che ha preso il loro posto. Anche in modo sobrio e meno esoso e non credo ciò rappresenti un disvalore”.

“La realtà è che probabilmente questa maggioranza ha sbagliato a votare Micciché – ha proseguito Figuccia – e avrebbe potuto fare scelte più coraggiose esprimendo un presidente dell’Ars di maggiore discontinuità. Non mi piace l’immagine che si sta dando all’esterno. La considero offensiva per tanti che non possono mangiare, licenziati, inoccupati, giovani”.

Ma l’intemerata dell’Assessore contro il numero uno dell’ARS e commissario regionale di Forza Italia non è senza conseguenze sul piano politico. A stretto giro, nel pomeriggio di ieri, è giunta la presa di posizione dell’Udc sulle dichiarazioni di Figuccia. Una difesa a spada tratta della maggioranza, quella di Giuseppe Naro, commissario regionale del partito di Lorenzo Cesa, che ha di fatto sconfessato il proprio assessore.

“L’Udc regionale ribadisce stima e apprezzamento per il presidente Micciché – ha detto Naro – che è stato voluto dalla maggioranza di cui l’Udc è parte integrante. Per questa ragione la dichiarazione dell’onorevole Figuccia è assolutamente inopportuna”. Dal presidente dell’ARS nessuna risposta, come anche dal Presidente della Regione Nello Musumeci. La questione, di certo, non è chiusa. E oggi, alla riapertura del Parlamento siciliano, non è escluso che possano esserci strascichi.

Quella tra Figuccia e Micciché è soltanto l’ultima delle polemiche che in poche settimane hanno dilaniato il centrodestra siciliano. In principio fu Noi con Salvini a smarcarsi dalla maggioranza, dopo la decisione di Musumeci di escludere i leghisti dalla Giunta di Governo. Aspre critiche erano poi giunte dal leader di Energie PER l’Italia Stefano Parisi, che aveva parlato di “gravi errori nell’avvio della Legislatura”. Da ultimo anche i deputati di Fratelli d’Italia erano stati critici con la decisione di FI di sostenere il dem Nello Dipasquale per l’Ufficio di Presidenza dell’ARS.

Un capitolo a parte merita la posizione di Cateno De Luca, deputato ex Udc oggi presidente del Gruppo misto. “Nello Musumeci è stato scortese un minuto dopo il mio arresto – ha dichiarato De Luca – e non potrà dunque avere il mio voto in aula su questioni e su indicazioni politiche fino a quando non formulerà le sue scuse nei miei confronti e nei confronti dei colleghi che hanno in corso dei procedimenti penali ma sono incensurati, e che hanno contribuito in modo determinante ad eleggerlo Presidente della Regione”.

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