Finanziava la latitanza di Matteo Messina Denaro: confiscati i beni del boss ergastolano Nastasi

Nel 2012, insieme alla moglie, era rimasto coinvolto nell’operazione “Mandamento”. Il provvedimento del Tribunale di Trapani colpisce un  patrimonio di 4 milioni di euro

TRAPANI – Beni per circa 4 milioni di euro sono stati confiscati dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani al boss ergastolano Antonino Nastasi, di 70 anni, e alla moglie Antonina Italia, di 65, coinvolti nell’indagine “Mandamento”, che nel 2012 aveva portato all’arresto degli esponenti di spicco dell’articolazione mafiosa di Castelvetrano.

La confisca è stata disposta da un provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani. I beni confiscati sono: 1 abitazione, 42 terreni e 3 fabbricati rurali riconducibili a Nastasi. Disposta anche la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per 4 anni nei confronti della moglie.

Dopo l’operazione “Mandamento” era stato disposto il sequestro, eseguito in due tranche – a dicembre 2014 e gennaio 2015 – di un ingente patrimonio accumulato dai coniugi, anche attraverso il trasferimento fraudolento delle quote della società “Ecolsicula s.r.l.” alla “Spallino servizi s.r.l.”, intestate a prestanome e in realtà nella disponibilità di Nastasi.

Un escamotage messo in piedi per eludere la normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniale e che, secondo l’accusa, ha consentito a Nastasi  di occultare la propria partecipazione all’interno della “Ecolsicula”, percependo gli utili dell’attività imprenditoriale destinati, in parte, a finanziare la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. 

 

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