“Furbetti del cartellino” al 118: due medici arrestati a Letojanni

La presenza del medico assente veniva simulata dal complice

furbetti
Foto: Ansa

LETOJANNI (MESSINA) – Truffa aggravata e falsità ideologica in atto pubblico. Sono queste le accuse per due medici del 118 di Letojanni, tratti in arresto all’alba di oggi dai poliziotti del Commissariato di Taormina per assenze indebite dal posto di lavoro. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Messina Salvatore Mastroeni su richiesta del Pubblico Ministero Anna Maria Arena. Le indagini sui reati contestati ai due medici si riferiscono al periodo compreso tra il maggio 2014 e l’agosto 2016. Richiesto anche il sequestro preventivo di alcune somme di denaro a carico dei due, “in ragione dell’ingiusto profitto accertato ai danni della pubblica amministrazione”.

Una dinamica piuttosto semplice, quella del reato contestato ai due medici del messinese. Il più classico caso di “furbetti del cartellino”, tanto più grave in quanto commesso nell’ambito della sanità pubblica e specialmente nel servizio d’emergenza. Al 118 del Comune di Letojanni avrebbero dovuto essere presenti, per regolamento, almeno due medici per turno. Secondo gli inquirenti, viceversa, i soggetti arrestati si sarebbero reciprocamente accordati per assentarsi continuando però a percepire lo stipendio “dovuto”. Momento privilegiato dell’abbandono indebito del posto di lavoro il turno di notte: era allora che uno dei medici restava a casa a dormire – o era libero di recarsi da qualunque altra parte – sicuro del fatto che il complice garantisse per lui.

L’importante, ai fini della retribuzione, era che il nome degli assenti comparisse di volta in volta sull’apposito registro. La presenza del medico assente veniva dunque simulata dal complice, attraverso un sistema di sotterfugi evidenziato dagli inquirenti. Per oltre due anni, secondo gli investigatori, al 118 della cittadina messinese le cose sarebbero andate così, con il servizio emergenziale messo a rischio dalla comportamento dei due “furbetti”. Una condotta che, se confermata, si inserirebbe nella non semplice situazione della sanità pubblica siciliana, alle prese con disservizi e carenze strutturali già abbastanza gravi.

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