Il G7 è appena finito (bene o male) e già ci manca

Per trentasei ore la Sicilia è stata il centro del mondo, la sede del potere incontrastato e delle sue decisioni. Cosa resta di tanto sfarzo?

 

TAORMINA – Era l’evento politico più atteso dell’anno, ed è finito senza darci il tempo di dire “G7”. Come sia andata sarà compito degli esperti di geopolitica spiegarlo, nel corso delle prossime settimane che si annunciano complesse. Di certo sono arrivate meno firme di quanto si sperasse, l’unico impegno unanimemente condiviso è quello contro il terrorismo ma anche lì ci si domanda come e quando la comunità internazionale deciderà di intervenire per debellare chi ha versato tanto sangue in Europa e nel mondo, l’ultima volta soltanto pochi giorni fa a Manchester e in Egitto.

Quel che certo è che la parte del leone, ancora una volta, è toccata agli Stati Uniti. La maggior parte degli osservatori addebitano alle intemperanze del Presidente Trump i mancati accordi del summit. Sarà la Storia a giudicare in prospettiva l’operato dell’istrionico inquilino della Casa Bianca, come degli altri leader convenuti a Taormina. Ma c’è già chi ha già le idee molto chiare, come  i manifestanti che nel tardo pomeriggio di ieri – a G7 finito e Capi di Stato belli che partiti – hanno organizzato un corteo di protesta per cacciare i mercanti di morte dalla Sicilia. Alla fine di una manifestazione pacifica, come da copione, un gruppo di facinorosi ha superato il limite imposto dalle Forze dell’Ordine costringendo la Polizia ad intervenire.

Nulla di grave, per fortuna. Ma a volte si fatica a cogliere la ratio di certi comportamenti, a meno che non li si interpreti come segno di nostalgia per un evento a lungo atteso e subito finito. Protestare contro qualcosa è un po’ un modo per tenerla viva.

Per trentasei ore la Sicilia è stata il centro del mondo, la sede del potere incontrastato e di tutti gli ammennicoli che a quel potere si legano. Hanno fatto discutere i costi del Summit, e c’è da credere che già in queste ore i giornali ci torneranno per valutare se il gioco sia valso la candela. La stagione turistica di Taormina darà una prima risposta. Certo, a proposito di lusso, alcune cose non passano inosservate. Come il vestito da cinquantunmila euro di Melania Trump.

Catania è stata beneficiata dalla visita delle first ladies e sopratutto da lei, che affacciata al balcone di Palazzo degli Elefanti sembrava destinata a rimanervi per sempre, statua tra le statue del tripudio barocco cittadino. Invece, giusto il tempo di pranzare alla destra del sindaco Enzo Bianco, la giunonica signora Trump era ripartita senza nemmeno visitare il Monastero dei Benedettini, dove si sono recate invece le “colleghe”. Un’apparizione, la sua, come questo G7 che neanche il tempo di cominciare è già terminato.

E nonostante molti siciliani abbiano passato mesi a lamentarsene, adesso che è finito un po’ gli manca. 

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  • G7 = l’insensibiltà e le responsabilità dei potenti . L’economia è ferma, intolleranze e populismi sono le uniche medicine usate per manifestare le sofferenze di una generazione di quarantenni sottopagati , alle prese con continui stage e master . La disillusione alla politica , ai sindacati , al credere è diventata la norma . La beffa è maggiore quando aggiungi un vestitino di circa 51.000,00 dollari . A Catania molti giovani, con retribuzioni di circa ( rimborsi ) a 300,00 al mese per raggiungere la fatidica cifra della giacchetta della first Melania devono lavorare per circa 14 anni . Ci rimane un ottima consolazione , nel 2017 e nel 2018 ( dicono esperti del turismo ) ci saranno maggiori prenotazioni per il turismo , indirettamente ci aiuterà per avere più posti di lavoro .

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