“Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto”

Fatti, speranze e preoccupazioni per l’incontro dei grandi della terra in corso oggi e domani a Taormina. E un augurio per i sette leader

potere

TAORMINA – Scriveva il diplomatico svedese Dag Hammarskjöld, presidente delle Nazioni Unite dal 1953 fino alla morte, avvenuta in circostanze misteriose nel 1961: “Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto”. Vorremmo partire da qui, dal concetto di potere come responsabilità verso il bene e la giustizia, per alcune considerazioni sul G7 che oggi e domani vedrà impegnati a Taormina i Capi di Stato più importanti – più potenti, appunto – del pianeta.

Al tavolo del summit i leader mondiali dovranno discutere temi di immensa importanza. La complessa situazione internazionale, le crisi militari che affogano interi popoli nella disperazione e nella morte, le ondate migratorie che di queste crisi sono frutto e che innescano a loro volta altri drammi. Soltanto episodicamente l’Occidente – e il G7 è tutto Occidente, da quando non vi partecipa la Russia – coglie la portata di questi drammi nella sua totalità. Servono immagini shoccanti come quelle del piccolo Aylan riverso senza vita su una spiaggia, o dei bambini uccisi dal gas nell’inferno siriano, perché l’Uomo si renda conto ad un tratto di come stia precipitando. Dura poco, però: c’è poi da lavorare, da parlare col capoufficio, da andare a prendere i bambini a scuola. L’immagine dura il tempo d’una notizia, e le notizie vivono pochi giorni come le farfalle.

Qualche settimana come le falene, tuttalpiù: è il caso degli attentati terroristici avvenuti negli ultimi anni in Europa, l’ultimo in ordine di tempo a Manchester pochi giorni fa. L’idea di ventidue innocenti trucidati da una bomba imbottita di chiodi fa morire la speranza nel mondo. Soltanto il portato di una forte fede può recuperare l’orrore e trasfigurarlo in martirio. Ma un’altro fatto si affaccia a seppellire la speranza: a poche ore dall’attentato di Manchester comparivano su internet le magliette #prayfor, al costo di circa venti dollari compresa la spedizione. Un mercato della morte vergognoso, come altri che giornalmente si consumano nel Mediterraneo. Esseri umani stipati sui barconi come merce, ragazzi uccisi a freddo per non aver compreso un ordine in arabo, donne e bambini per cui l’Europa dischiude le porte di nuovi orrori, la prostituzione, lo sfruttamento…

Fortissima, non forte, ha da essere la fede. 

Di questo e chissà cos’altro si parlerà a Taormina nel corso del G7. Il gruppo dei leader è eterogeneo e tutti, al momento, hanno qualcosa da perdere. Quattro di essi (Donald Trump, Theresa May, Emmanuel Macron e lo stesso padrone di casa Paolo Gentiloni) partecipano al summit per la prima volta e il rischio è che la discussione – per buono che sia il lavoro delle diplomazie e degli sherpa – si incagli nel tatticismo rimandando all’incontro del prossimo anno le decisioni sostanziali. Una sorta di G7 di transizione, nel momento in cui il mondo avrebbe più che mai bisogno di decisioni nette e univoche. Reclamate dai morti innocenti del passato, vittime della speculazione e del doppiogiochismo, di una Umanità che precipita e non può perdere nessuna chance di risalita. 

“Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto”, scriveva sessant’anni fa Hammarskjöld. Il Presidente delle Nazioni Unite morì in un incidente aereo mentre sorvolava la Zambia, nel corso di una missione per tentare di risolvere la guerra civile congolese. Un conflitto dietro cui si celavano enormi interessi, e che ha fatto nascere il sospetto che la morte del diplomatico svedese fosse stata pianificata da qualcuno. Hammarskjöld cercava di rendere giusto il potere di cui disponeva, e per questo venne fermato? L’ipotesi è difficilmente dimostrabile ma non incredibile.

Quel che certo è che nel 1961 l’Accademia di Svezia gli destinò il Nobel per la Pace postumo, “in segno di gratitudine per tutto quello che ha fatto, per quello che ha ottenuto, per l’ideale per il quale ha combattuto: creare pace e magnanimità tra le nazioni e gli uomini“. E’ ciò che ci auguriamo di poter dire, un giorno, per i leader riuniti oggi Taormina.

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