G7, la promessa green di Carpino: “Nuovi ulivi dopo il summit”

L’abbattimento di alcuni ulivi secolari in località Piano Porto a Taormina – per fare spazio all’elipista del summit – non smette di fare discutere

Ulivi

TAORMINA – Una polemica destinata a non concludersi tanto presto, nonostante i chiarimenti e la “promessa verde” strappata agli organizzatori. La vicenda dell’abbattimento di alcuni ulivi secolari in località Piano Porto – dove sorgerà una delle due elipiste necessarie per il G7 – non smette di far discutere. Ad innescare la querelle il video dello “schiaffo” alla natura pubblicato su Facebook dall’ambientalista Antonio Faraci, che aveva commentato lo scempio degli ulivi con parole di fuoco.

IL VIDEO DELL’ABBATTIMENTO

Il filmato era diventato virale in poche ore, suscitando l’indignazione di chi ritiene assurdo che per un meeting di due giorni si estirpino decine di alberi centenari. Indignazione condivisa dal locale circolo di Legambiente, che aveva annunciato una mobilitazione guidata dalla presidentessa Annamaria Noessing.

Vietato toccare gli alberi, e fin qui tutti d’accordo. Anche il Commissario Straordinario per il G7 Riccardo Carpino, che tiene però a specificare come la loro rimozione, resasi necessaria per cause di forza maggiore, sarà accompagnata da un attento processo di ripristino del territorio interessato.

Da mesi la costruzione delle elipiste tiene banco a Taormina. Perché due, anzitutto? Per esplicita richiesta degli americani, che hanno chiesto e ottenuto uno scalo personale costringendo l’organizzazione italiana a dotarsi di una seconda pista. Un problema non da poco, per questa cittadina arrampicata su monti parecchio ripidi. I luoghi idonei si contano sulla punta delle dita, e il primo di essi è appunto Piano Porto. Peccato che il terreno fosse popolato da decine di piante secolari.

“Allo stato attuale sono stati rimossi una ventina di alberi, per lo più ulivi e mandorli selvatici – spiegano dall’ufficio del Commissario – per i quali è stato effettuato un preciso rilievo della posizione originaria per la successiva piantumazione. Verranno cioè messi a dimora altrettanti alberi, della stessa tipologia ma di maggior pregio. Si agirà per il completo ripristino dei luoghi interessati dagli interventi del summit”.

Assicurazioni che vanno incontro alle richieste degli ambientalisti, che nei giorni scorsi avevano denunciato anche il rischio idrogeologico legato al disboscamento.

A preoccupare, attaccava ancora Antonio Faraci, è “la sicurezza delle pendici sulle quali sono state scaricate centinaia di tonnellate di terra da sbancamento, nel disprezzo totale dell’amministrazione e dei cittadini che in essa ci vivono. Queste centenarie piante di ulivo potevano essere salvate eseguendo un espianto meno selvaggio e un reimpianto che avrebbe salvaguardato l’integrità di questa collina ormai irrimediabilmente compromessa”.

Così non sarà, promette oggi l’ufficio del Commissario Straordinario. Le piante saranno ripristinate e la collina recuperata, assicurano, nei tempi tecnici necessari per il summit: “Questa nuova messa a dimora, come richiesto dalla Conferenza dei Servizi, sarà effettuato dopo la rimozione dell’elipista al termine del G7“, concludono dall’ufficio di Carpino.

Bisognerà attendere qualche mese, insomma, per verificare se la “promessa green” sarà mantenuta.

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