Gay cattolici, la Chiesa di Papa Francesco già realtà a San Berillo

Secondo appuntamento della rubrica  “La foresta che cresce”

 

CATANIA –  Ci si riunisce in un ex garage trasformato in cappella, nei meandri del quartiere di San Berillo. Qui dove sacro e profano si incontrano, si mescolano e si sposano. Le porte dei trans che si prostituiscono si chiudono per la preghiera e un gruppo di gay cattolici trova casa.

“Ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, vescovo e anche di Papa persone con tendenze e pratiche omosessuali. Le ho avvicinate al Signore. E mai le ho abbandonate”. Sono le parole di Papa Francesco, quando lo scorso ottobre stupì il mondo intero aprendo di fatto le porte della Chiesa di Pietro ai gay e ai divorziati.

La Chiesa di Papa Francesco, quella venuta per gli ultimi. Una Chiesa che sembra all’avanguardia, ma che a Catania risulta vecchia di 27 anni.
Qui, a San Berillo, dove una sera di quasi trent’anni fa nacque il gruppo dei “Fratelli dell’Elpìs“, tra i primi gruppi di gay cattolici d’Italia.

L’innovatore è padre Giuseppe Gliozzo, il parroco “creatore di ponti” della chiesa del SS. Crocifisso della Buona Morte. Foresta che cresce ed esempio di accoglienza e integrazione, come quella dell’Associazione MetaCometa con la quale abbiamo inaugurato questa rubrica.

Come conciliare la propria esperienza di fede con la condizione di omosessuali? È a questa esigenza che cerca di rispondere padre Gliozzo creando il gruppo e mettendosi a disposizione come guida spirituale.

“Tutto poteva essere stroncato sul nascere – ci racconta Filippo Natoli – perché la CEI vietava alle parrocchie di ospitare gruppi gay fuori da un cammino di riconversione. E ancora oggi mi rendo conto di come la nostra realtà sia unica in Italia“.

Una Chiesa all’avanguardia, che però trova ancora muri da parte di tanti sacerdoti che faticano ad accogliere, ad aprirsi, ad accettare chi è diverso.

“Non è difficile trovare chi ti chiude le porte definendoti fuori dalla Grazia di Dio. E sono frasi che colpiscono e allontanano anche chi viene da una forte esperienza di fede”, ci racconta ancora Filippo.

Ma la parrocchia del “Crocifisso della buona morte” è abituata all’accoglienza: quasi quarant’anni fa padre Gliozzo ospitò i primi gruppi di immigrati, aprendo le porte dei locali parrocchiali a circa 35 ragazzi e facendosi pioniere anche nell’accoglienza ai migranti.

Oggi il gruppo dei Fratelli dell’Elpis non esiste più. Ma è una buona notizia.
Perché mentre nel resto d’Italia si parla di bullismo omofobico, San Birillo insegna l’integrazione.

“Non facciamo più un incontro che sia solo nostro”, ci spiega Filippo. “Ci vediamo tutte le settimane insieme alle altre persone della parrocchia: ci sono gay, trans, ma anche madri di famiglia, anziani e ragazzi“.

Filippo è educatore, si occupa della catechesi dei bambini. E in parrocchia il gruppo è entrato a pieno nella pastorale.

“Non perdere mai la speranza” è questo il messaggio che Filippo vuole dare ai gay cattolici.
“Dio è più grande di quello che possono fare gli uomini”.

 

 

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  • Una volta ho visto un film dal titolo “Gesù è morto per i peccati degli altri” dove racconta quello che è su scritto,racconta di un gruppo di trans nel quartiere di San Berillo a Catania dove, tra la loro vita di trans si mescola alla fede cattolica e il culto religioso. Io da omosessuale penso che sia un enorme passo in avanti avendo subito dei gravi attacchi omofobi sia verbali che fisici era ora che qualcuno aprisse gli occhi e le porte a chi è diverso e se lo ha fatto la chiesa ritengo che questo è un grande atto di amore che abbia potuto fare.

  • Beh, intelligente soluzione quella dell’ìntegrazione ecumenica, uno scioglimento mascherato!
    Bravi!

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