Gettonopoli Catania, Matteo Iannitti: “Consiglieri come i pupazzi dei ventriloqui”

La nota dell’esponente del movimento politico “Catania Bene Comune”

CATANIA – Continua il dibattito in città dopo la notizia dell’imputazione coatta per 34 dei 45 consiglieri del Comune di Catania. Dopo la nota di Niccolò Notarbartolo arriva anche la riflessione che Matteo Iannitti, esponente del movimento politico Catania Bene Comun,e affida al suo profilo Facebook

 

 

 

 

Ci sono consiglieri comunali muti. Stanno alle riunioni di Commissione in silenzio, si mettono al cellulare e, zitti zitti, a un certo punto, vanno via. Altri parlano, si alterano, difendono le loro posizioni: loro no, loro tacciono.

Ci sono consiglieri comunali senza voce. Vanno in Consiglio, si siedono al loro posto, infilano il tesserino, e comodi comodi si seguono il Consiglio fino a quando qualche capo bastone non gli dice di alzarsi, di uscire dall’aula, di tornarsene a casa. Di loro non si conosce neppure il suono della voce.

Ci sono consiglieri comunali latitanti. Girano, solo di giorno, per le stanze di Palazzo degli Elefanti e di qualche ufficio, in silenzio, (come i primi) girano le riunioni di commissione ma poi in Consiglio Comunale non ci vanno: assenti, sempre assenti. Tranne quando arriva la telefonata di Francesco, di Marco, di Alessandro o di Nuccio: “arricampati che servono i numeri”.

Ci sono consiglieri comunali che prestano la loro voce e la loro firma. Se l’amministrazione intende rispondere a qualche attacco politico e non vuole metterci la faccia, ci sono consiglieri che prestano la loro: come i pupazzi dei ventriloqui. 

Ci sono consiglieri comunali a cui piace cambiare continuamente casacca, amici di Luca, Valeria e Nico, una volta fedeli di Enzo, Raffaele, Lino e Totò. Loro cambiano spesso comitiva e se gli chiedi della politica: “la politica la fanno le persone”. Sempre diverse, sempre uguali.

Ci sono consiglieri comunali che hanno i genitori in odor di mafia, i fratelli in odor di mafia, madri licenziate in tronco dalla pubblica amministrazione, quote societarie svendute a prestanome, enormi conflitti d’interesse. Nessuno si è occupato di loro a Palazzo ma adesso è cambiata la Prefetta.

Nel Consiglio Comunale di Catania insomma c’è un po’ di tutto, anche gente onesta che onora il ruolo di rappresentanza che ricopre

Non sono tutti ladri, non sono tutti corrotti: c’è anche di peggio ma ci sono anche le persone per bene.

Ora che 34 consiglieri su 45 sono sotto processo, dopo un’inchiesta che ha riguardato le presenze in Commissione e i gettoni, toccherà attendere il giudizio della magistratura senza delegittimare né i Giudici né il ruolo di rappresentanza democratica che è il Consiglio Comunale

La speranza è che quei consiglieri puliti, senza nulla da nascondere, non si lascino travolgere dall’impeto di chiudersi nel fortino, apparendo casta.

Sarebbe un torto alla città, a loro stessi. Un grande favore a chi vorrebbe tutti egualmente corrotti per rappresentare una città senza speranza.

P.S.

Nel frattempo nelle Commissioni, adesso, sono tutti attenti agli orari di arrivo, alle firme, agli orari di apertura e chiusura delle sedute: sembra di essere in Svizzera. E questa normalità è merito di chi ha voluto mettere il naso dentro il Palazzo denunciandone le magagne.

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