Gettonopoli Catania: “Ma quale ‘banda’ di consiglieri comunali”

L’inchiesta nelle parole dei protagonisti che provano a spiegare la propria versione

 

CATANIA – “Ma quale banda di consiglieri comunali”. Processo mediatico, clima surreale ed errori macroscopici. Sono queste le parole chiave del cosiddetto scandalo “Gettonopoli” al Comune di Catania, secondo i suoi protagonisti.

34 consiglieri e 17 segretari di Commissione, imputati per scelta del presidente dei Gip etnei Nunzio Sarpietro, nonostante la richiesta di archiviazione del PM Fabio Regolo.

Il Gip accusa i consiglieri di un “turbinio partecipativo” in “un’affannosa corsa contro il tempo” con l’obiettivo di “procacciarsi un sostanzioso stipendio mensile di circa 1.500 euro netti, in aggiunta ai compensi loro spettanti”. Le accuse, a vario titolo, sono di falso in atto pubblico, truffa e abuso d’ufficio.

Numerosi i post pubblicati su Facebook e le dichiarazioni più o meno ufficiali rilasciate dai consiglieri comunali coinvolti nella vicenda, ma anche da chi è rimasto estraneo ai fatti.

Tutto nasce da un dossier del M5S. Dopo la verifica dei verbali delle Commissioni consiliari svolte nell’anno 2014, i grillini hanno presentato un resoconto contenente le sospette “anomalie”. I cinquestelle catanesi parlano di “teletrasporto” per indicare la velocità di spostamento tra luoghi che, escluso rare eccezioni, distano poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Ma è il “dono dell’ubiquità” a destare più clamore: ad essere contestate sono le presenze simultanee in più commissioni nel medesimo orario. Tempi che vanno dai 5′ di Agatino Lanzafame, Elisabetta Vanin e Michele Failla, ai 75′ di Salvatore Giuffrida.

Atti che secondo il Gip Nunzio Sarpietro rileverebbero “il perseguimento quasi ossessivo, solamente, o comunque prevalentemente, da parte di molti consiglieri, di un forte e preponderante interesse economico personale”.

“È un processo che non ha ragione di esistere” replica ai nostri microfoni il consigliere di Fratelli d’Italia Ludovico Balsamo. “Non c’è alcuna truffa ai danni dell’Ente”, continua. “Nei mesi ‘incriminati’, la maggior parte di noi ha fatto in media 7 commissioni in più di quelle che il Comune ci paga. Di conseguenza, non avremmo avuto alcun interesse a falsificare le presenze”.

Questo perché la maggioranza dei consiglieri, come da regolamento comunale, ha scelto di garantire la presenza in almeno 27 sedute mensili tra Consiglio comunale e commissioni: le presenze che eccedono le 27 non garantiscono al consigliere nessuna ulteriore indennità.

Si tratterebbe quindi di “errori di trascrizione”, secondo i consiglieri.

“Cosa mi viene contestato?”, scrive sulla propria pagina Facebook il consigliere del gruppo Catania Futura Agatino Lanzafame. “Nel verbale di una (1) della trecentosessanta (360) riunioni di lavoro che ho svolto al Comune (tra Consigli e commissioni) nel 2014, c’è una incongruenza di cinque minuti. In quella commissione, in altre parole, c’è stato un refuso nella verbalizzazione della mia presenza. E quel refuso di verbalizzazione, quel singolo errore di 5 minuti su oltre 250 ore di riunioni, secondo il GIP, è indice di un reato”.

“Pubblico la buste paga – scrive invece il consigliere in quota Art4 Giuseppe Catalano – per far comprendere che è tutta una farsa e le accuse sono incomprensibili. Non ho nulla da nascondere. Purtroppo in una commissione i segretari hanno dimenticato di trascrivere la mia uscita e contemporaneamente risultava la presenza in un’altra. Per 10 minuti. Un semplice e banale errore di trascrizione. Credo nella giustizia e questa mi darà ragione” conclude.

Mi contestano 5 compresenze nell’arco di un intero anno, avendo partecipato almeno a 150 commissioni”, ci racconta ancora Ludovico Balsamo. A fronte di una media costante che è visibile dalle buste paga forniteci dal consigliere. Qual è la spiegazione?

Le mie commissioni erano a distanza di mezz’ora l’una dall’altra. I segretari hanno una mole di lavoro impressionante, era probabile che accadesse qualche errore di trascrizione degli orari di entrata e uscita. Ecco svelato l’arcano del fantomatico dono dell’ubiquità”.

I pentastellati ne stanno facendo un cavallo di battaglia non avendo altri progetti politici per la città” conclude Balsamo.

Vicinanza è stata espressa dalla Giunta e dai consiglieri che non sono coinvolti nell’inchiesta: “Il consiglio comunale rischia di non avere la serenità per lavorare, chiediamo alla magistratura di fare in fretta”, ha affermato ieri in Consiglio il vicepresidente Sebastiano Arcidiacono.

Il vero scandalo, dunque, secondo il consigliere Notarbartolo sarebbero gli “errori palesi” che hanno condotto all’imputazione coatta.

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