Gettonopoli Catania, Tempio: “In pasto agli sciacalli per quei dieci minuti”

Continuano ad arrivare le reazioni dei consiglieri dopo la notizia dell’imputazione coatta decisa dal Gip Sarpietro

CATANIA – “Aspettavo con ansia che arrivassero gli sciacalli e come pensavo non ho dovuto attendere molto”. A parlare oggi è Massimo Tempio, consigliere comunale implicato nella vicenda ribattezzata “Gettonopoli”.

34 consiglieri e 17 segretari di Commissione del Comune di Catania, sono imputati per scelta del presidente dei Gip etnei Nunzio Sarpietro, nonostante la richiesta di archiviazione del PM Fabio Regolo.

Sono accusati di falso in atto pubblico, truffa e abuso d’ufficio. A difendersi dalla gogna mediatica, sono stati già Niccolò Notarbartolo e molti altri consiglieri che hanno risposto alla stampa che non fa sconti nell’additarli come una “banda”.

Tempio interviene “perché è giusto che i cittadini sappiano della nostra estraneità ai fatti addebitati e sottolineati anche dallo sdegno di alcuni“. Nella piena fiducia nei confronti della magistratura, naturalmente.

Dopo la gogna mediatica a cui siamo stati sottoposti – scrive il consigliere – ritegno opportuno contestare la capziosità e l’inconsistenza delle affermazioni fatte nel maldestro tentativo di spostare la questione dalla politica al ‘fatto personale’ coinvolgendo, altresì, la propria dignità di uomo per bene e di ex ragazzo di periferia che a soli 24 anni ha costruito ‘da solo’ in ‘appena’ 16 anni di esperienza istituzionale la propria immagine nei confronti di una comunità con il consenso guadagnato giornalmente”.

Cosa gli viene contestato? “Esclusivamente, la presenza di 10 minuti in due riunioni di commissioni che si svolgono all’interno dello stesso Palazzo degli Elefanti in due stanze differenti. Vorrei anche aggiungere che nel foglio di una delle due commissioni dove vengono annotati dal segretario verbalizzante gli orari di ingresso e di uscita è stato omesso per disattenzione di trascrivere l’orario di uscita e che, proprio, per tale motivo, e per l’assenza di specificazione nel verbale della stessa, risulto presente per 10 minuti in due sedute”.

Anche Tempio insiste sul numero dei gettoni di presenza, come già spiegato dal collega Ludovico Balsamo.

“Il paradosso è dato dal fatto che secondo l’articolo 19 della Legge 30 del 2000, i consiglieri comunali percepiscono un gettone di presenza per la partecipazione ai consigli comunali e alle commissioni consiliari fino ad una limitazione di 27,07 presenze totali mensili: ebbene, io ho partecipato a 31 riunioni mensili (essendo, tra l’altro il consigliere più presente anche in consiglio comunale), quindi per circa 4 riunioni non ho percepito alcun gettone di presenza e, nello specifico, non avrei avuto neppure necessità di una seconda commissione per godere del permesso giornaliero avendo già partecipato ad almeno una riunione”.

“Quindi – conclude il consigliere – dove sta l’illecito? Dove la truffa aggravata ai danni del Comune o l’abuso d’ufficio o il falso in atto pubblico? Cari colleghi, continuiamo a tenere la testa altissima anche in questi giorni di travolgente perdita di credibilità per le istituzioni comunali e per la nostra città. E’ giusto saperlo e ricordarlo: non siamo affatto tutti uguali, come qualcuno pretenderebbe di fare capire”.

Impossibile non leggere nella chiosa di Tempio una frecciatina al M5S, responsabile del dossier da cui è partita l’inchiesta. Una vicenda che continua a far discutere la città, anche in questi giorni di festa.

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