Giovanni, la straordinaria normalità di un medico volontario

Incontrare i bisogni della gente. Era questo il sogno di un bambino che oggi veste il camice

MESSINA – “Mi auguro che arrivi il tempo in cui scompaia il volontariato”. Non c’è nulla di straordinario in quello che fa: Giovanni ci tiene a sottolinearlo. Per questo, cita la frase di un sacerdote che l’ha particolarmente commosso.

Un tempo in cui dare volontariamente al prossimo diventi normalità.

Basta con i siciliani dell’anno. Quella che Tribú vuole raccontare è una Sicilia che fatica, si impegna, cade e si rialza.

Giovanni Signorino è un medico specializzato in igiene mentale con una formazione specifica in medicina generale. Ma è anche uno dei volontari attivi nell’Help Center interno alla Stazione Centrale di Messina.

Un luogo critico per chi un tetto sopra la testa non ce l’ha. Ma anche uno spazio nevralgico per chi vuole dargli tutto il resto. Ferrovie dello Stato ha messo a disposizione i locali che oggi ospitano il centro diurno della Caritas con cui la Onlus Terra di Gesù opera fianco a fianco.

Dal primo approccio alle varie prestazioni specialistiche, passando per la distribuzione di farmaci in accordo col banco farmaceutico. Sono tanti i colleghi con lo stesso imprinting di straordinaria normalità che si prendono cura di homeless, migranti e fasce povere della popolazione locale.

La rete ospedaliera dovrebbe essere più funzionale, secondo Giovanni. I pazienti chiedono di essere accompagnati nei percorsi di cura perché è abituale che non sappiano a chi rivolgersi e come fare. Purtroppo, però, quei percorsi si trasformano molto spesso in labirinti.

Incontrare i bisogni della gente. Era questo il sogno di un bambino senza alcuna tradizione di medici in famiglia. Oggi quel bambino ha 53 anni e indossa un camice bianco. Con i pazienti, cerca di coltivare un rapporto di amicizia perché la prima terapia è il sorriso.

Anche quando non ci sarebbe niente da ridere. Perché, di fatto, aumentano gli italiani che prima potevano comprare un farmaco. E ora no. Ci si prende sempre meno cura di se stessi perché determinate terapie non sono più accessibili.

È il risultato dell’eccessiva burocratizzazione di un sistema che spesso non dà risposte ma rinvii. I pazienti cercano dei riferimenti sul territorio ma si scontrano con la difficoltà nella prescrizione di esami, cure e medicine.

Disagi che poi diventano patologie. A cui gente semplice e speciale come Giovanni cerca di porre rimedio. Per prevenire l’infelicità come le malattie.

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