Il GIP su Labisi: “Personalità pervicacemente propensa al crimine”. E i disabili ai lavori forzati

Il giudizio dei magistrati sul sedicente gran maestro è durissimo. Da un lato la ricchezza sfrenata ed ostentata dall’altro i disabili sottoposti ad attività improprie

Nell’ordinanza di custodia cautelare che il presidente dei GIP, Nunzio Sarpietro, ha firmato personalmente, viene tratteggiato un profilo del gran maestro venerabile Corrado Labisi molto duro e per molti versi inquietante, un giudizio basato sui numerosi elementi di prova raccolti nel corso di un’indagine, doviziosamente condotta dalla DIA di Renato Panvino e, diretta dal Sostituto Procuratore della Repubblica Fabio Regolo.

La Procura della Repubblica, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro, ha evidenziato nella richiesta della misura cautelare la pericolosità sociale di Labisi, la sua rete di amicizie, vere e millantante, la protervia con cui, anche nel corso delle indagini, ha tentato di inquinare le prove.

Il giudizio spetterà ai giudici che lo processeranno, ma a noi, osservatori comuni, spetta forse di interrogarci su quale tipo di società si è affermata  nella nostra città, su come sia stato  possibile che chi fosse dedito ad attività criminali si presentasse in pubblico addirittura come un benefattore, o come un campione di legalità, appunto come un Giano bifronte.

Colpisce, quindi, in ciò che si è letto e si è osservato, come da un lato vi sia l’enorme quantità di denaro sottratto alle casse dell’associazione, che lo riceveva dalla Regione, per essere sperperata nel superfluo, con un tenore di vita sontuoso, con investimenti in diamanti in Africa, in auto d’epoca in serie, in cimeli d’arte, mentre dall’altra ci sono i disabili, usati per fare le pulizie nella villa di Labisi, poveri, diseredati e malati, sfruttati da chi avrebbe dovuto proteggerli.

Da anni si conoscevano le nefandezze di questo personaggio, l’arroganza con cui, persino pubblicamente, in uno dei tanti premi distribuiti senza alcun titolo, minacciava addirittura i Carabinieri dei NAS, che avevano osato indagarlo e che sarebbero stati fermati, almeno così si vantava, grazie all’intervento di amici potenti.

Da anni, la città ne subiva la maligna capacità corruttiva, il blasfemo abuso del nome di eroi veri nella lotta alla Mafia, ma anche dopo che il nome di Labisi era venuto fuori nell’indagine Fiori Bianchi, ed indicato come inquietante momento di collegamento tra la massoneria deviata e gli uomini di Cosa Nostra, nondimeno ci sono stati ancora uomini dello Stato che hanno ritirato quei finti premi.

Ora Labisi è in galera e probabilmente starà meditando, ma una città che non si interroga sull’assurda riverenza concessa ad un personaggio che il presidente dei GIP definisce <<…personalità pervicacemente propensa al crimine…>> dovrà a sua volta meditare per evitare che intanto altri prendano il posto del Gran Maestro, ammorbando ancora l’aria fetida in cui muore l’onestà e sono sconfitte le persone perbene.

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