Il lungo viaggio dei migranti, Mathilde racconta la sua esperienza tra gli angeli del mare

“E’ un’esperienza ai confini dell’umanità”

 

CATANIA – “E’ un’esperienza ai confini dell’umanità, su questa nave vedi cose che non avresti mai creduto reali”. Mathilde Auvillain è una giornalista francese che segue i traffici migratori da 10 anni. E’ diventata una dei volontari a bordo della nave di SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere. L’unica, tra le imbarcazioni umanitarie, a pattugliare il mare anche in inverno.

Incontrare Mathilde pochi giorni prima della prossima partenza è emozionante. Nei suoi occhi, il riflesso di tutto ciò che ha visto è indelebile. Ci accompagna sulla Aquarius, che da febbraio scorso ha salvato oltre 10mila persone e su cui sono circa 40 gli angeli del mare.

Tutte le altre navi umanitarie si sono fermate per l’inverno. Ma l’Aquarius ha scelto di continuare. Un’iniziativa civile dal costo di 11mila euro al giorno. Nei mesi più freddi è tutto più difficile. Il mare cambia velocemente, le onde sono altissime e i soccorsi complicati.

La nostra visita comincia dando un’occhiata alle docce con cui i volontari sciacquano le persone soccorse. Quando i residui di nafta, mischiati ad acqua salata entrano in contatto con la pelle, provocano ustioni sulla pelle. Un’operazione da compiere velocemente perché, anziché 5 minuti per ciascun migrante, la cura delle ustioni potrebbe impiegare un’ora per ogni ferito.

L’Aquarius pattuglia i mari per 3 settimane consecutive ma, di solito, la prima richiesta di salvataggio scatta entro i primi 8 giorni di navigazione. Negli ultimi due weekend ci sono state ben 4 operazioni in meno di 24 ore. La capienza della nave è di 500 posti ma spesso viene superata per la necessità di soccorrere altre centinaia di migranti.

Come accaduto nell’ultimo sbarco, appena pochi giorni fa, al porto di catania: 678 persone. Tra loro, anche il piccolo Favour nato a bordo.

Dall’incubo della Libia al sogno dell’Europa che, però, dura molto poco. In Italia molte persone rimangono bloccate senza poter tornare indietro. Private dei documenti e senza soldi, si trovano nuovamente intrappolate.

Le donne e i bambini hanno bisogno di un supporto particolare, per questo sulla nave è dedicato loro uno spazio esclusivo.
Una volta giunte in Europa, spesso finiscono nel giro della prostituzione e i trafficanti le prelevano direttamente dai centri di accoglienza fingendosi parenti.

“Spesso le vittime non fanno alcuna resistenza perché si sono indebitate o pensano che andranno a lavorare come parrucchiere o donne delle pulizie”, ci racconta l’attivista.

Mathilde ha scelto di imbarcarsi come volontaria per la necessità di fare qualcosa contro questo dramma. E per lo stesso motivo, noi vogliamo continuare a raccontarlo.

Per non dimenticare di restare umani.

 

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