Il polverino dell’Ilva diretto a Melilli: ambientalisti bloccano i camion al Porto di Catania

Il trasporto avviene nel completo silenzio delle istituzioni e all’insaputa delle popolazioni locali: “Metodo delle ecomafie”

CATANIA – “Lo Stato è una madre assassina”. Da aprile 2015, i rifiuti dell’Ilva di Taranto vengono smaltiti in Sicilia. Proprio nella discarica di Melilli, in un territorio già segnato dal polo petrolchimico più vasto d’Europa.

E’ per dire basta a questa “importazione” di polverino che stanotte gli ambientalisti, capeggiati da Don Palmiro Prisutto, hanno bloccato i camion sbarcati al porto di Catania. Un trasporto che avviene “costantemente, lontano dai riflettori – denunciano i manifestanti – nel completo silenzio delle istituzioni e all’insaputa delle popolazioni locali. Un metodo che è delle ecomafie”.

I manifestanti hanno sollevato il problema della sicurezza anche durante il trasporto del rifiuto speciale. Sulla fiancata del camion, gli ambientalisti hanno rilevato la presenza di quello che potrebbe essere polverino rosso: il campione prelevato sarà presto analizzato.

Quella dello spostamento dei rifiuti dalla Puglia alla Sicilia è una “decisione presa a tavolino dal ministero dell’Ambiente con i commissari dell’Ilva – afferma la cordata ambientalista – che risulta insostenibile dal punto di vista ambientale e palesemente antieconomica, se non per le aziende private incaricate di attuarla”.

Perché portare altri rifiuti speciali ad Augusta-Priolo-Melilli, in un territorio già gravemente inquinato? Sono pericolosi? “No – aveva assicurato Gian Luca Galletti – non c’è pericolo di inquinamento e la situazione è solo transitoria”. Una risposta che continua a non convincere le popolazioni locali.

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