Migranti, tra polemiche e affari l’integrazione possibile

Il tema dei migranti continua a tenere banco nel dibattito pubblico italiano. E siciliano, essendo l’isola drammaticamente interessata dal fenomeno

immigrazione

CATANIA – Certo, il dato di luglio ha fatto registrare un’importante flessione rispetto al mese precedente, con un – 57% di sbarchi sulle coste italiane. E ad agosto si vocifera che vi siano stati giorni senza nemmeno un avvistamento, dato curioso viste le condizioni del mare rimaste sempre più che favorevoli. Ma al di là dei dati delle ultime settimane – presi con grande prudenza dallo stesso Ministro dell’Interno Ettore Minniti, durante la tradizionale conferenza stampa di Ferragosto del Viminale – il tema dell’immigrazione continua a tenere banco nel dibattito pubblico italiano. E siciliano, essendo l’isola drammaticamente interessata dal fenomeno e dalle incombenze della sua gestione. Che ha portato in Italia, soltanto nel 2017, quasi 100.000 persone.

Numeri importanti, quelli dell’accoglienza. Secondo il quotidiano La Notizia, il numero delle persone ospitate in strutture Cas, Cara e Sprar in Italia sarebbe arrivato nel marzo 2017 a 176.000 unità. Moltiplicando questa cifra per il costo medio giornaliero per migrante (i famigerati 35 euro, su cui tante speculazioni politiche sono cresciute) si ottiene una spesa complessiva di 6 milioni e 160 mila euro sostenuta ogni ventiquattr’ore dallo Stato italiano. Ovvero 2 miliardi e 248 milioni di euro l’anno. Abbastanza da rendere l’immigrazione uno dei business più redditizi del nostro Paese – più di una Procura ha avvertito degli interessi della criminalità organizzata sulla gestione dei migranti – al netto delle molte problematiche che la gestione degli ospiti comporta in alcune realtà amministrative, specie in Sicilia.

A toccare l’argomento, in una discussa intervista al quotidiano La Sicilia, era stato per l’ultimo l’Assessore Regionale al Turismo Anthony Barbagallo, che aveva parlato dell’immigrazione come di una delle emergenze “che danneggia le nostre eccellenze”. Parole che non avevano mancato di accendere un serrato dibattito ideologico, mai sopito su un tema così delicato. “Non sono razzista e sono per l’accoglienza, ma con alcuni limiti di buon senso – aveva detto Barbagallo – Uno di questi: non distribuire i profughi nei comuni turistici. Non si possono fare Sprar con decine di migranti a Taormina, a Bronte o nel patrimonio Unesco. I migranti vanno distribuiti altrove. Perciò chiedo ai nostri solerti prefetti di esentare dall’obbligo di accoglienza i sindaci dei comuni turistici siciliani”.

Una deroga valida per una cinquantina di Comuni, quella proposta da Barbagallo, per la cui definizione c’è da credere che passerà parecchio tempo. E parecchie polemiche, essendo appunto il tema molto fertile. Ad alzare le barricate sulla dichiarazione di Barbagallo erano stati il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e lo stesso Presidente della Regione Rosario Crocetta, che si era detto “amareggiato” dalle parole dell’Assessore. Sulla gestione del fenomeno migratorio si registra anche, intanto, la voce del Comitato nazionale per l’integrazione possibile contro l’immigrazione clandestina (Conipos), che nelle scorse ore ha depositato alla Procura distrettuale di Catania un atto per “chiedere di essere riconosciuti come persona offesa – e in quanto tale costituirsi in futuro parte civile – in tutti quei procedimenti penali volti a contrastare il reato di immigrazione clandestina”.

L’iniziativa, portata avanti dagli avvocati Valter Biscotti, Andrea Pruiti Ciarello e Nicola Galati, componente del comitato esecutivo, sarà estesa a tutte le Procure della Sicilia. “Rappresentiamo simbolicamente tutti quei cittadini italiani che vedono nel fenomeno dell’immigrazione illegale un pericolo per la loro sicurezza – ha detto ai cronisti gli avvocati – Pieno appoggio, dunque, all’azione della magistratura sul fenomeno migratorio quando riveste caratteri criminali. I dati Istat recentemente diffusi evidenziano un’allarmante crescita della povertà assoluta nel nostro Paese. Noi crediamo che una certa percentuale di immigrazione possa contribuire al rilancio economico della Nazione”.

“Questa percentuale corrisponde alla ‘integrazione possibile’ – concludono gli esponenti del Conipos – Noi crediamo che il fenomeno migratorio non possa essere lasciato alla gestione e regolamentazione nazionale ma debba essere inquadrato e gestito in un’ottica europea. Saremo presenti, costituendoci parte civile, in tutti i processi quando verranno celebrati a carico di chi vuole lucrare sulla pelle di questi poveri migranti”. 

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