Dallo show in mutande alla rielezione e all’arresto Ritratto dell’impresentabile Cateno De Luca

Il deputato regionale, rieletto all’ARS alle ultime elezioni nelle fila dell’Udc, è finito ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale. Dopo le Regionali puntava a fare il sindaco di Messina

MESSINA – “I nostri non sono voti drogati ma è un consenso puro. Mi prenderò una pausa di una settimana con l’auspicio che il 9 si chiuda il mio calvario giudiziario per essere un uomo libero e coltivare i miei valori”. Così Cateno De Luca festeggiava lunedì sera la sua rielezione nelle file dell’Udc. E invece che all’Ars, il neo deputato regionale, per adesso, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale.

Noto per le sue provocazioni – come quella volta che in segno di protesta contro l’allora presidente di Sala d’Ercole Gianfranco Micciché in seguito ad alcune vicende regolamentari, si denudò in sala stampa rimanendo in mutande, per poi coprirsi con la bandiera della Sicilia – alle ultime Regionali il 45enne ex sindaco di Santa Teresa Riva con 5418 preferenze, di cui 4071 a Messina, è stato il più votato nella lista dello Scudocrociato.

De Luca, 45 anni, muove i primi passi in politica con la Dc. Nel 2003 viene eletto sindaco di Fiumedinisi. Tre anni dopo l’approdo all’Ars nelle fila dell’Mpa di Raffaele Lombardo. Nel 2007 fonda il suo movimento, Sicilia Vera. Nel 2008, ritorna a Sala d’Ercole con Mpa- Alleati per il Sud, formazione che lascia poco dopo per passare in Forza del Sud. Nel maggio del 2012 diventa sindaco di Santa Teresa Riva.

Alla vigilia di questa tornata elettorale, il suo nome era finito al centro delle polemiche perchè considerato uno dei candidati ‘impresentabili’ a sostegno di Nello Musumeci. Nel giugno del 2011 De Luca era stato infatti arrestato e processato nell’ambito di un’indagine legata alla sua attività amministrativa come sindaco di Fiumedinisi, con l’accusa di tentata concussione e falso in atto pubblico, reati commessi tra il 2007 ed il 2009 per l’approvazione e l’esecuzione di un programma innovativo in ambito urbano. La Procura ha chiesto la sua condanna a 5 anni e a 4 anni per suo fratello Tindaro Eugenio. De Luca aveva proposto ricorso in Cassazione per spostare il processo a Reggio Calabria, ma la sua istanza era stata respinta. Il processo attende la sentenza a Messina nelle prossime settimane.

De Luca era stato coinvolto anche nell’inchiesta sulle spese dell’Ars. Assolto in sede penale dal Gup, era stato condannato al pagamento di 13mila euro da parte della Corte dei conti per le spese nella qualità di capogruppo a Palazzo dei Normanni.

Adesso, neanche il tempo di festeggiare, sono arrivati gli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti, il neo deputato regionale sarebbe il promotore di un’associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di un’evasione fiscale da un milione e 750mila euro. Commentando a caldo la sua rielezione De Luca guardava già alle prossime sfide elettorali: “Sono disponibile ad andare avanti e candidarmi a sindaco di Messina”, diceva ai suoi sostenitori forte delle migliaia di voti raccolti nella Città dello Stretto e auspicando la fine del “calvario giudiziario”. Ma oggi palazzo Zanca appare decisamente un miraggio. Per De Luca c’è un’altra bufera giudiziaria da affrontare.

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