Impresentabili,dall’Antimafia un’inutile lista di proscrizione

A quasi un mese dalle elezioni che hanno consacrato Nello Musumeci nuovo Presidente della Regione, ecco i nomi della Commissione Antimafia, un Commissione sempre più politica e sempre meno credibile

ROMA – “Impresentabili”. Uno dei leit motiv della campagna elettorale per le Regionali del 5 novembre, dominata dal dibattito sulle liste pulite e sulle candidature più o meno discutibili dei partiti, specie nella coalizione di centrodestra (ma anche il centro sinistra e il Movimento Cinque Stelle in corso d’opera avevano mostrato qualche candidatura “a rischio”). A vigilare su tutto ciò, la Commissione Nazionale Antimafia presieduta da Rosy Bindi, che il 4 ottobre scorso aveva annunciato la supervisione delle liste da parte dell’organismo parlamentare.

Tra una cosa e l’altra, però, la consegna della lista era slittata a dopo il voto. A quasi un mese dalle elezioni che hanno consacrato Nello Musumeci nuovo Presidente della Regione, finalmente, i nomi vengono fuori. Come anticipato dal Presidente della Commissione Rosy Bindi, si tratta di sei persone su un totale di novecento candidati. La montagna ha partorito un topolino. E non è una sorpresa scoprire nell’elenco alcuni nomi emersi già in campagna elettorale.

A rivelarli, su La Sicilia in edicola oggi, è il giornalista Marino Barresi. “C’è il recordman dei capi d’imputazione Rizza – scrive il giornalista nell’articolo – ma anche il neo-eletto De Luca. E altri tre ‘soliti noti’ di centrodestra, già citati dal M5s in campagna elettorale: Calogero, Cani e Sorbello. Il sesto caso: Calvo, bracciante agricolo candidato con Micari, per una condanna per bancarotta nel 1996”.

Quello di Calvo, 123 voti nella lista Arcipelago Sicilia a Ragusa, è l’unico nome a non esser già emerso in campagna elettorale. Agli altri le colonne di giornali avevano dedicato ampio spazio. A cominciare dall’ex sindaco di Priolo Gargallo Antonello Rizza, già imputato in quattro processi con un variopinto ventaglio di capi d’imputazione – 22 in totale – e arrestato a pochi giorni dal voto con l’accusa di  truffa e turbativa d’asta.

Rizza era finito ai domiciliari, poi convertiti in divieto di dimora a Priolo in seguito alle dimissioni da sindaco della città. Una condizione che non gli aveva impedito di correre alle Regionali nelle fila di Forza Italia, raccogliendo 4929 preferenze non sufficienti ad entrare a Palazzo dei Normanni. Se Rizza era finito in manette subito prima del voto, a finirvi subito dopo era stato il deputato neo-eletto Cateno De Luca, arrestato l’8 dicembre con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale.

Come specificato dall’Antimafia, tuttavia, le vicende accadute dopo il voto non sono entrate nelle valutazioni della Commissione. A fare testo si fini della verifica le imputazioni precedenti, compresa quella per il sacco di Fiumedinisi dalla quale l’esponente dell’UdC, eletto con oltre 5418 voti nel collegio di Messina, è stato assolto pochi giorni dopo il voto. Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame aveva anche stabilito la revoca delle misure di prevenzione a carico del deputato in relazione all’ultimo arresto.

Ma nella lista dell’antimafia entra anche un esponente del movimento #DiventeràBellissima, emanazione diretta del Presidente della Regione Musumeci. Si tratta di Ernesto Calogero, candidato nel collegio di Catania nonostante una condanna a quattro anni emessa nel febbraio di quest’anno dal Tribunale di Gela. Calogero, che ha raccolto 1699 voti, era stato arrestato nel 2009 nell’ambito dell’inchiesta sui “diplomi facili” all’Istituto paritario “Michelangelo” di Gela. Una vicenda che aveva scoperchiato un vero e proprio “diplomificio” esteso fino in Calabria, con 12 istituti sequestrati e ben 200 persone denunciate, su cui pende adesso il giudizio d’Appello.

Per quanto riguarda Gaetano Cani, candidato dell’Udc nel collegio di Agrigento, l’ex deputato è stato rinviato a giudizio dal Gup del Tribunale di Sciacca per estorsione. Secondo le accuse, avrebbe fatto firmare le dimissioni in bianco ai docenti di un istituto paritario. Cani, non rieletto malgrado le 4220 preferenze raccolte, era stato coinvolto anche in un’inchiesta su su falsi diplomi.

Last but not least Pippo Sorbello, ex sindaco di Melilli, a giudizio per voto di scambio aggravato. L’ex deputato regionale è coinvolto in un’inchiesta per voto di scambio con il clan Nardo di Lentini. Anche lui, nonostante 1949 voti, non era rientrato a Palazzo dei Normanni. Questi, secondo le anticipazioni de La Sicilia, i nomi che la Commissione dovrebbe rendere noti nell prossime settimane. 

“Non sono infatti definitivi tutti i nostri accertamenti, perché attendiamo ancora alcuni riscontri dagli uffici giudiziari – aveva precisato giorni fa Rosy Bindi – Appena ricevute queste informazioni, se tutto sarà confermato, desecreteremo immediatamente questo resoconto stenografico e i suoi contenuti potranno essere resi pubblici”.

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