Che fine hanno fatto gli accessi agli atti su Librino?

A chiederli, nel 2016, era stata la Commissione Antimafia nel corso di un’audizione dell’ex Prefetto Federico. Ma il successore nega

Riccio

CATANIA – Se il Prefetto c’è batta un colpo. Potrebbe riassumersi così il primo anno di mandato della dottoressa Silvana Riccio, giunta a Catania lo scorso 27 gennaio in sostituzione di Maria Guia Federico. Da undici mesi la rappresentante del Governo si è insediata ai piedi dell’Etna, trovando una città non facile e con molte questioni aperte.

Da undici mesi, purtroppo, non è dato sapere di che cosa il Prefetto si stia occupando, quali vertenze stia dirimendo, quali atti stia firmando – quante interdittive antimafia, per esempio, in un città ad altissima densità criminale come la nostra – per la gestione dell’ordine sociale e amministrativo di un territorio complesso come quello catanese.

Sulle attività della dottoressa Riccio vige un silenzio quasi religioso. Né il funzionario governativo pare far nulla per dissiparlo, se non per le rare incursioni della stampa sulle sue attività. Per esempio sull’audizione di fronte alla Commissione Nazionale Antimafia dello scorso 14 ottobre, durante la missione siciliana dell’organo parlamentare, nel pieno della querelle sugli “impresentabili” candidati alle Regionali.

La dottoressa Riccio era stata ascoltata insieme agli omologhi e ai Presidenti delle Commissioni elettorali. Il Prefetto di Catania non aveva detto un granché. Ma qualcosa di notevole, nelle sue dichiarazioni, ci sarebbe lo stesso.

A farlo notare, in un’interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Interno Marco Minniti presentata lo scorso 6 dicembre, è il Segretario della Commissione Antimafia Angelo Attaguile. Che mette nero su bianco una incongruenza tra le dichiarazioni della Riccio e quelle del predecessore Maria Guia Federico. Sul tavolo la vicenda delle presunte infiltrazioni mafiose al Comune di Catania, sollevata nel 2015 dall’Antimafia regionale guidata allora da Nello Musumeci.

“Il giorno 11 ottobre 2016 l’ex prefetto di Catania è stato audito dalla commissione parlamentare antimafia – ricorda Attaguile nell’interrogazione –  e – come riportato dalla stampa – ‘ha illustrato ogni passaggio delle verifiche effettuate insieme alle forze dell’ordine sui consiglieri comunali segnalati nella relazione della Commissione Regionale presieduta da Nello Musumeci’; […] All’atto della ricezione della relazione della commissione antimafia regionale si è deciso di effettuare con i vertici delle forze dell’ordine un monitoraggio per reperire elementi”.

“Da tale indagine – prosegue il Segretario della Commissione – si è evinto che vi sono rapporti di parentela che riguardano consiglieri, comunali e di circoscrizione, sia di maggioranza che di opposizione, ma nessuno di questi fa parte della giunta; in tale circostanza l’ex prefetto di Catania ribadiva che ‘Sebbene dagli accertamenti sia emerso che le notizie di stampa siano veritiere’ relativamente a presenze di parenti di mafiosi nell’apparato amministrativo catanese ‘l’analisi ha permesso di evidenziare che non sussistono le condizioni per un accesso’ al Comune”.

Su una specifica questione, però, la Commissione aveva chiesto al Prefetto Federico di intervenire. Ovvero sulla posizione di Lorenzo Leone, Presidente della VI Municipalità, anch’egli citato nella relazione dell’Antimafia regionale per via del fratello Gaetano, coinvolto nell’operazione “Arcipelago” del 2001 in quanto “esattore” del pizzo per i Santapaola. In primo grado, nel 2007, Gaetano era stato condannato a 14 anni, ridotti a 13 in Appello. 

Per tali ragioni, ricorda Attaguile, “l’Antimafia nazionale ha fatto esplicita richiesta affinché venissero effettuati i necessari accessi agli atti al fine di verificarne la posizione. A tal proposito l’ex prefetto di Catania manifestava la sua disponibilità ad agire in tal senso”. Ma poche settimane dopo la Federico sarebbe stata trasferita, lasciando i dossier al proprio successore.

Ed è qui che starebbe l’incongruenza tra le dichiarazioni dei Prefetti. “Nel corso dell’audizione dell’attuale Prefetto di Catania, Silvana Riccio, che si è svolta a Palermo il 14 ottobre 2017, a precisa domanda dell’interrogante circa l’esistenza di una richiesta di accesso agli atti in merito alla posizione di Lorenzo Leone, la stessa ha risposto in senso negativo anche in merito ad attività o riferimenti scritti alla questione in oggetto precedenti al proprio insediamento”. Smentendo di fatto quanto dichiarato dal predecessore nel 2016 di fronte all’Antimafia nazionale.

La vicenda lascia alcune domande in sospeso. E non di poco conto, visto che anche nell’ultima campagna elettorale Leone si è dato da fare per sostenere il candidato del PD Luca Sammartino, risultato poi campione di preferenze nel catanese e specialmente a LibrinoChe fine hanno fatto gli accessi agli atti relativi al presidente della VI Municipalità richiesti dalla Commissione Antimafia al Prefetto Federico? Possibile che quest’ultimo, persona di assoluto rigore, dopo aver “manifestato la sua disponibilità ad agire”, abbia mancato di lasciare in consegna al successore una questione tanto delicata?

Infine, dopo l’audizione del 14 ottobre, quando la questione era stata posta all’attenzione della Riccio dalla Commissione, qualcosa si è mosso? Sono domande alle quali sarebbe bello dare riposta. Se intorno al suo ufficio non aleggiasse il solito religioso silenzio. Prefetto, se c’è batta un colpo. 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nome *