La bufala dei 106 milioni Ue per l’ospedale San Marco

Soldi in più per il progetto del nosocomio che dovrebbe servire la zona sud di Catania? Assolutamente no

 

CATANIA –  Recuperati in calcio d’angolo. Questa è la verità.
106 milioni di euro che la Regione Siciliana rischiava di perdere e che l’Ue ha  – magnanimamente – deciso di concederci. Saranno spesi per il San Marco? No, e vediamo perché.

La notizia è di ieri e arriva agli organi di stampa attraverso un’Ansa: la Commissione europea ha deciso di cofinanziare la costruzione dell’ospedale San Marco di Librino.

Uno stanziamento di 106 milioni di euro, provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale e corrispondenti al 75% del “grande progetto” approvato a Bruxelles che vale 141 milioni di euro. “La Sicilia beneficia di un nuovo centro ospedaliero di qualità, e sono felice che i fondi europei aggiungeranno la loro pietra all’edificio” ha commentato la commissaria Ue alla Politica regionale, Corina Cretu.

Soldi in più per il progetto dell’ospedale che dovrebbe servire la zona sud? Assolutamente no.

Allora cosa ha a che fare l’ospedale San Marco con il finanziamento in questione?
Ce lo siamo fatti spiegare da Carmelo Calvagna, medico e responsabile CGIL del Policlinico Universitario di Catania.

“L’Unione Europea non ha stanziato un finanziamento a completamento dell’ospedale San Marco. L’Ue ha diverse modalità d finanziamento delle opere e una di questa è il finanziamento retroattivo” dichiara il dottore Calvagna ai microfoni di TRIBÙ.

E allora cosa sono questi 106 milioni di euro?
“Di fatto, l’Unione Europea ha deciso di regalare oltre 100 milioni alla Regione Siciliana, colpevole di non essere stata capace di trovare dove investirli. Abbiamo fatto rientrare dalla finestra fondi che altrimenti avremmo perso e che si potranno utilizzare per l’ammodernamento della rete ospedaliera legata al Policlinico Gaspare Rodolico”.

Cosa succederà adesso?
“I fondi in questione rientreranno nella disponibilità della Regione, ma il lavoro più complesso non sta nella redazione del ‘grande progetto’, ma nella certificazione delle spese secondo la logica europea. L’azienda ospedaliera dovrà certificare passo passo lo stato di avanzamento e gli oneri sostenuti: il tutto rispettando i parametri stabiliti dalla commissione europea. Il fatto che abbiano stanziato 106 milioni, non significa di fatto che ne arriveranno 106”.

Questi soldi quindi non risolvono i problemi del completamento dell’ospedale San Marco…
Il problema dell’ospedale San Marco è l’assessorato alla salute. Non sono né i fondi, né i problemi giudiziari della Tecnis”.

In che senso?
Mi perdoni, possono arrivare tutti i finanziamenti di questo mondo ma se non definiamo una rete ospedaliera e non abbiamo gli elementi e gli atti di costruzione del sistema sanitario regionale non andiamo da nessuna parte.  È chiaro che il completamento della struttura sarebbe avvenuto comunque. E avverrà. Ma per passare dalla consegna dei lavori all’apertura dell’ospedale l’assessorato regionale dovrà decidere cosa vuole fare da grande”.

Qual è allora il problema?
Il vero e unico problema della sanità regionale (non solo dell’ospedale San Marco) è che mancano gli atti di programmazione. Se fossimo (e lo siamo) in carenza di personale, possiamo assumere? Ovviamente no. Perché non avendo gli atti di programmazione siamo tutti fermi. È un problema di visione d’insieme.
E il caso del San Marco ne è un esempio. Quando con miopia si è deciso di mettere insieme il Policlinico e il Vittorio Emanuele, si è tentato di conciliare due direttrici totalmente divergenti: da il San Marco, un progetto che doveva coprire la parte sud della città con trasferimento totale di tutti i reparti di Vittorio, Santa Marta e Santo Bambino; dall’altra c’è il Policlinico Universitario e l’apertura di un pronto soccorso, senza avere di idea di cosa sia un pronto soccorso”.

Qual è il risultato?
“Nessuno, tutto è lasciato al vento a Catania come nel resto della regione”.

 

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