La Magistratura c’è, ma ora i catanesi non hanno più alibi. Basta con certi salotti

Ora tocca a noi. Serve la sanzione sociale verso chi è indegno di vivere in società, ed invece in questa città ancora una volta l’ostracismo è per chi opera e si batte. C’è del marcio nella società civile… 

L’Operazione “Giano bifronte” ha segnato un momento di eccezionale successo investigativo e ciò è stato possibile grazie ad una Procura che affronta le aree grigie di questa città senza le timidezze di un tempo.

Le prove, il processo, il giudizio apparterranno ai Giudici, ma a noi cittadini tocca intanto svolgere quel compito che la Magistratura non può svolgere, tocca cioè a noi ritrovare la sanzione sociale.

Le carte dell’indagine dimostrano quanto illustri, altolocati, riveriti e temuti, fossero molti dei personaggi che si facevano ritrarre accanto al sedicente venerabile.

Eppure, non occorrevano le indagini della Procura della Repubblica per avanzare quantomeno riserve su certe presenze e frequentazioni, che erano ben note.

Si ripete, dunque, quanto accadeva a Catania negli anni ’70, allorché concessionarie e negozi vedevano alle inaugurazioni fotografati a braccetto esponenti di Cosa Nostra e prefetti.

Quasi 50 anni dopo, a Catania continuano a ripetersi eventi, e feste e cene, alle quali chi vive onestamente dovrebbe rispondere con sdegno anziché mettersi in fila per esserci.

L’indagine della Magistratura, dunque, rimarrà un momento importate ma pur sempre un momento se i catanesi non coglieranno il messaggio sociale che ne deriva.

Questa città è, infatti, ammorbata prima di tutto dai salotti, quasi tutti, salvo le dovute eccezioni, infrequentabili, da premi ridicoli e blasfemi, da professionisti delle relazioni sociali che scambiano tutto ciò che capita, la loro dignità per prima, da funzionari dello Stato troppo attenti alle prime file.

Il Procuratore Zuccaro, il Sostituto Regolo, ed i loro Colleghi, che lavorano senza respiro, hanno dato alla città l’ennesimo segno di presenza, ora a battere un colpo è chiamata la città, noi, i catanesi.

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  • Speriamo continuino nella intrapresa strada e che non soccombano ad alcun condizionamento

  • Concordo, altre importanti questioni sono quella di piazza europa, quella degli affitti e del servizio idrico integrato:
    Il dott. Tinebra , in appello, come è nei poteri del PG, incaricò altro sostituto procuratore generale di sostenere l’accusa nel processo per la costruzione dei parcheggi, nonostante il dott. Gennaro chiese di essere applicato al giudizio d’appello, con funzione di sostituto procuratore generale e la procura chiese e ottenne assoluzione.

    Quello che è doveroso rimetere in discussione è questo: se i criteri, peraltro variati anche per la parte inderogabile, erano relativi alla costruzione di un parcheggio (tra i criteri c.d. quantitativi c’era la tariffa oraria) come è possibile che il vincitore, dopo la variante, coincida con quello individuato prima della variante, se i criteri e quindi i punteggi erano relativi ad un parcheggio?
    Non condivido neppure la sentenza del tar catania (recentemente ha preso sede in affitto per 420 mila euro da una società il cui amministratore sembrerebbe lo stesso imprenditore assolto nel processo per la costruzione dei parcheggi ), peraltro già riformata in appello, che aveva riconosciuto somme alla ditta “parcheggio europa”, perchè questo presuppone che la ditta sia concessionaria e abbia diritto di realizzare e gestire l’opera.
    Si legge, inoltre, sui giornali “nessuna sopraelevazione” in piazza europa: verificate le foto anteriori alla realizzazione dell’opera, la piazza è in pendenza e la sopraelevazione c’è stata, eccome, rispetto al manto stradale, per fare spazio ai negozi, nel bel mezzo della piazza principale della città!

    Ma questi imprenditori (Virlinzi) sono citati anche in un altro articolo, relativo al servizio idrico , in cui si legge: “Ma cosa è la SIE?

    E’ una società creata dall’Amministrazione provinciale guidata dall’allora Presidente Raffaele Lombardo, che avrebbe dovuto, con uno strano superamento delle disposizioni di legge, occuparsi appunto dei Servizi Idrici Etnei, di fatto accentrando competenze che prima erano dei comuni ovvero dei consorzi.

    Ma la cosa più inquietante è la commistione che in questa società si registra con imprenditori che coltivano interessi ovviamente privati.

    Del Consiglio di Amministrazione della Società avrebbe addirittura fatto parte l?ing. Mariano Incarbone, già tratto in arresto e condannato per reati di Mafia nell?ambito del procedimento denominato IBLIS (lo stesso che vede coinvolto il Presidente della Regione condannato a 6 anni ed 8 mesi di reclusione).

    Nella compagine societaria inoltre siede anche Oreste Virlinzi, noto imprenditore e fratello del Cavaliere del Lavoro Ennio”.

    L’Anac sul servizio idrico integrato, in provincia di Catania ha comunicato al Parlamento:”A seguito di segnalazione anonima pervenuta, avente ad oggetto la gestione del servizio idrico integrato sulla base di atti annullati dal Consiglio di giustizia amministrativa della regione Sicilia, l’Autorità ha dato avvio a un’attività di vigilanza speciale richiedendo informazioni e documentazione ai soggetti responsabili, individuati nel Commissario straordinario del Libero consorzio comunale di Catania (ex Provincia di Catania), a cui competono anche le funzioni di Commissario liquidatore del Consorzio di ATO Catania Acque (ATO 2). Alla luce dei riscontri ottenuti, l?Autorità ha potuto rilevare l?assenza di un gestore del servizio idrico integrato che possa legittimamente subentrare, ai sensi del novellato co. 2, dell?art. 172, del Codice dell?ambiente, ai soggetti operanti all’interno del medesimo ambito territoriale e ciò anche a causa di complesse vicende giudiziarie, circostanza che ha peraltro determinato la presenza di una pluralità di enti erogatori sul territorio.”

    Pertanto, fermo restando che non intendo ipotizzare alcun reato, ma esclusivamente quelli oggetto delle inchieste già esistenti, chiedo:
    1) lo spostamento della competenza territoriale ed il trasferimento dei processi in questione ad altra corte d’appello, preferibilmente lontana dalla Sicilia, per ragioni di opportunità;
    2) il riesame, immediato, della documentazione raccolta dal dott. Giuseppe Gennaro, riguardo gli appalti per la costruzione dei parcheggi nel comune di catania da parte di altra Corte d’Appello (al processo si è ritenuto che la concorrenza non fosse stata lesa);
    3) il sequestro civile del parcheggio di piazza europa, a Catania e degli impianti del servizio idrico integrato, nonchè delle somme che la società ha percepito per la gestione del servizio;
    4) la risoluzione del contratto di affitto del tar catania e la individuazione di una sede di proprietà pubblica, in immobili anche da valorizzare.

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