La Vardera, il giudice: ‘Fu candidato, film può essere diffuso’

La decisione del Tribunale di Palermo sulla vicenda del giornalista accusato di essersi candidato solo per girare un film

La Vardera

PALERMO – Aveva registrato ogni istante della campagna elettorale per le Amministrative nel capoluogo siciliano con l’intenzione di farci un film. Adesso sulla vicenda di Ismaele La Vardera – 25 anni, giornalista, ex inviato delle Iene – arriva la decisione del Tribunale di Palermo. Il giovane era stato accusato di essere il primo candidato sindaco “finto” nella storia delle elezioni italiane. Una visione non condivisa dai giudici civili, per i quali “non v’è prova delle intenzioni asseritamente fraudolente del resistente”.

La storia era venuta fuori dopo la conclusione della campagna elettorale e la vittoria del sindaco uscente Leoluca Orlando. Nel corso di una “rissa” tra La Vardera e un candidato al Consiglio Comunale in una delle liste a suo sostegno, l’attore Francesco Benigno, quest’ultimo aveva rivelato come la candidatura dell’ex Iena fosse in realtà una copertura per girare un film sugli intrecci della elezioni parlermitane.

Accuse dalle quali La Vardera si era difeso confermando l’autenticità della corsa a sindaco ma anche il progetto di un documentario sulla politica: “La candidatura non era un bluff – aveva detto in un filmato pubblicato su Facebook – Avrei fatto volentieri il sindaco, ma Orlando e Ferrandelli e Forello mi hanno largamente battuto. Durante questi mesi ho documentato la mia campagna elettorale e tutto quel che mi è successo. Che male c’è a rendere trasparente la politica? Per farlo meglio mi sono fatto aiutare da persone con le quali ho collaborato e che mi hanno sostenuto in questi mesi: Davide Parenti (autore delle Iene) e Claudio Canepari”.

Ma in molti non avevano apprezzato l’idea di La Vardera, specie tra gli alleati che avevano sostenuto la candidatura. L’ex Iena aveva contato sul sostegno di Fratelli d’Italia e Noi con Salvini, suscitando commenti al vetriolo dei rispettivi leader Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ma qualcuno si era spinto oltre presentando un’istanza per bloccare la diffusione del documentario. L’esposto, a firma del deputato della Lega Alessandro Pagano, accusava il giornalista “di avere agito per fine personali, tradendo gli stessi elettori”. Valutazioni non condivise dal giudice Giulio Corsini della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, che ha respinto il ricorso presentato da Pagano condannandolo al pagamento delle spese legali.

“Premesso che l’attività di Ismaele La Vardera che viene in rilievo può essere inquadrata nella nozione di attività giornalistica – scrive il giudice – non v’è dubbio che ricorrano astrattamente i profili dell’interesse generale alla conoscenza dei retroscena legati allo svolgimento della campagna elettorale e, in linea ipotetica, il requisito della verità della notizia, non potendosi disconoscere la verità ontologica della riproduzione delle immagini e/o dei colloqui avuti dal resistente durante la campagna elettorale. […] Non v’è prova delle intenzioni asseritamente fraudolente del resistente; il quale – per quello che qui risulta – ha regolarmente partecipato alla campagna sostenendo anche delle spese documentate, i cui giustificativi sono stati allegati al fascicolo di parte”.

La candidatura fu reale e La Vardera avrebbe tutto il diritto di mostrare al pubblico il suo documentario. Del quale non è stata ancora comunicata la data di uscita, ma c’è da credere che dopo questa decisione del Tribunale di Palermo il progetto possa avere un’accelerazione. “Ho atteso in silenzio per tutte queste settimane, questa sentenza parla più di mille parole – si è limitato a scrivere su Facebook l’ex Iena – Adesso avanti con più determinazione di prima!”.

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