La villetta del boss sulla spiaggia di Bagheria non si tocca. Il sindaco denuncia

A firmare la sanatoria il dirigente comunale che nel 2014 fu trovato con una “mazzetta” da tre mila euro

 

BAGHERIA (PA) – Una casa in riva al mare. A 150 metri dalla linea della battigia, in zona di inedificabilità assoluta.
Una delle tante, troppe, villette sul mare costruite in barba a qualsivoglia divieto di edificabilità. Ed è del boss Carlo Guttadauro, uomo d’onore di elevatissima caratura criminale. Fratello di Giuseppe Guttadauro, “reggente” del mandamento mafioso di “Brancaccio”, e di Filippo, cognato del noto latitante Matteo Messina Denaro e autorevole uomo d’onore di Cosa Nostra. Ed è uno dei 14 boss che “rischiavano” la scarcerazione a causa del ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado che lo aveva fatto finire in carcere.
Ma c’è dell’altro e a scoprirlo è il giovane sindaco grillino di Bagheria.

Sì, perché la villetta del boss a 150 metri dal mare non è abusiva. O meglio, dovrebbe esserlo ma pare che le carte siano state “ripulite”.

Ed è per questo che il sindaco Patrizio Cinque, lo scorso 25 febbraio, ha formalizzato una denuncia presso il Comando dei Carabinieri segnalando tre dipendenti del Comune che si trova a guidare dal 2014.
Dalla certificazione di inizio dei lavori di ristrutturazione presentata al Comune, infatti, l’immobile risulta “pienamente conforme alla documentazione dello stato di fatto legittimato da concessione in sanatoria n.19/12 del 22/02/2012″. Cioè “sanato”.

Come? Cinque anni fa, tre dipendenti del comune di Bagheria – adesso tutti sotto inchiesta – avrebbero certificato il falso concedendo ai Guttadauro la sanatoria sull’immobile. Secondo i tre dipendenti, la villetta dei Guttadauro a 150 metri dal mare non ricadeva “in zone gravate da vincoli di inedificabilità assoluta”.

“Cosa che è palesemente contro la verità” ha dichiarato il sindaco Cinque. “Quella casa dovrebbe essere demolita e invece ha ottenuto la concessione in sanatoria: revocheremo la concessione e chiederò la verifica dei profili di illiceità”.

A firmare la sanatoria furono il tecnico istruttore Francesca Di Marco, il responsabile del servizio Condono Edilizio Tommaso Sciortino e l’ingegnere Giovanni Mercadante, non più dipendente del Comune ma che all’epoca dei fatti dirigente del Settore III.

E non sono solo i Guttadauro ad essere noti in paese. Anche l’ingegnere Mercadante è già conosciuto tanto alla cronaca quanto agli inquirenti: nel 2012 era stato beccato dai Carabinieri con una “mazzetta” di tre mila euro. Una richiesta fatta ad una cooperativa sociale quale contropartita per l’erogazione di 160 mila euro dovuti dal Comune in virtù dei servizi resi. Erano stati i carabinieri ad organizzare la trappola segnando le banconote e presentandosi all’appuntamento per la consegna del denaro.

La vicenda era costata al dirigente comunale una condanna per concussione a 2 anni e 8 mesi di carcere, l’interdizione dai pubblici uffici per durata uguale alla pena e il pagamento delle spese processuali. Ma la commissione dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune di Bagheria con procedimento disciplinare del 17 gennaio 2014 aveva già disposto l’irrogazione, con effetto immediato, della sanzione disciplinare del licenziamento dell’ingegnere senza preavviso.

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