L’ambulatorio solidale del Cannizzaro, l’ospedale che partorisce sogni

“Solidale con tutti, senza differenze”, solo il razzismo è messo alla porta

 

CATANIA – “È il primo figlio? Tanti auguri!”
Si scambiano consigli, rassicurazioni e sorrisi. Per quelli, certo, non è necessaria la lingua comune. Sono donne che portano nel loro grembo il miracolo della vita e lo fanno anche grazie a chi quel miracolo lo assiste senza percepire un euro.

Sono donne, però, che portano sulle loro spalle un bagaglio di sofferenza da dimenticare e di difficoltà da superare. Sono immigrate, madri delle nuove generazioni che chiameranno i nostri figli ‘mpare pur avendo la pelle color ebano.

Il venerdì mattina, la sala d’attesa dell’ambulatorio solidale dell’Ospedale Cannizzaro è stracolmo. Un mosaico di etnie che diventano parte  integrante della nostra cultura. L’integrazione è appunto lo scopo del progetto diventato realtà quattro anni e mezzo fa. A raccontarcelo è il suo ideatore: il ginecologo Fabio Guardalà.

Porte aperte, dunque, il venerdì mattina e sorrisi larghi, larghissimi, nonostante le mille telefonate, le carte, le voci, la frenesia.

L’ambulatorio solidale è tale perché “solidale con tutti, senza differenze”. Per questo, anche gli italiani con un disagio sociale provato possono usufruire dei servizi.

Solo il razzismo è messo alla porta. Insieme alle immigrate, regolari o clandestine che siano, sono seguite dai medici “solidali” anche le minorenni di qualsiasi estrazione sociale, le donne che hanno più di quattro figli, le affette da HIV, tossicodipendenti o col marito in carcere.

Dalle prime analisi al parto, tutto gratuitamente, senza bisogno di prenotazione o ricetta medica. È questa la formula pensata dall’equipe di medici dell’Ospedale Cannizzaro per assistere le future mamme. E in quattro anni e mezzo, sono 15mila le prestazioni complessive e 520 i bambini accompagnati alla vita sino a questo momento.

“Un bel sogno realizzato”, commenta Guardalà. Ma i sogni, si sa, sono come i cioccolatini. Uno tira l’altro.

E così, i volontari sperano di aprire le porte dell’ambulatorio anche a chi il soffre del disagio più comune ma non banale: la povertà.

Per farlo, però, bisognerà intervenire sulla struttura con maggiori investimenti. E il nostro augurio, naturalmente, è di partorire nuovi sogni e nuovi bimbi!

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  • Vorrei ricordare per completezza d’informazione che i 520 bimbi nati dalla solidarietà, vengono presi in carico, il più delle volte con problemi derivanti da gravidanze “particolari”, dalla equipe dell’ U.O. di Neonatologia del Cannizzaro.

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