Lasciare un bambino in auto da solo è reato?

Condannato il padre per aver lasciato il figlio in auto per 4 ore

 

di Gian Marco Gulizia

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione (con sentenza n. 29666/2016) è di recente intervenuta in ordine alla fattispecie di reato di “abbandono di persona minore o incapace” (articolo 591 codice penale) che punisce, con pene che possono superare in alcune ipotesi i cinque anni di reclusione, le ipotesi di abbandono di minore di età inferiore ai quattordici anni ovvero di soggetto incapace di provvedere a se stesso, del quale abbia cura o custodia.

Per meglio dire il reato in parola punisce qualsiasi azione od omissione che contrasti in evidenza con il dovere di vigilanza sul soggetto, tanto da porre anche solo in pericolo la sua incolumità. Nel caso in esame il padre era stato condannato, in primo e secondo grado, per aver lasciato il figlio in macchina per 4 ore da solo, per di più nel pomeriggio di un giorno estivo. Nel confermare la condanna la Suprema Corte è intervenuta al fine di determinare ancora una volta – ribadendo precedenti e conformi pronunce – che è sufficiente che il soggetto abbia la consapevolezza di abbandonare a se stesso il minore (nel caso di specie il figlio affetto viepiù da disabilità psichica e fisica) attesa la sua evidente incapacità di provvedere alle proprie esigenze, tanto da generare una situazione di pericolo che non poteva non essere percepita dal genitore.

In altri termini “gravava” (secondo la Corte) sull’imputato, in qualità di genitore – sia in generale che in quel particolare frangente – il dovere di custodia e cura dello stesso, trattandosi pacificamente di soggetto incapace di provvedere a se stesso, oltre che il dovere di evitare che il figlio potesse essere esposto ad una situazione di pericolo, anche solo potenziale, per la propria incolumità”. Nel caso in esame, peraltro, il minore versava in condizioni di “concreto” pericolo, come emerso chiaramente attraverso una puntuale disamina del contenuto delle deposizioni dei testi – presenti sul luogo in cui si sono svolti i fatti – i quali hanno avuto una percezione diretta delle condizioni in cui versava.

E’ emerso infatti che lo stesso ha corso il rischio di perdita di sensi, ed appariva “stanco, affaticato, quasi accasciato nell’auto calda e non in grado di parlare” ovvero “sofferente”, non in grado di rispondere alle domande che gli venivano rivolte dai presenti, che si erano presi cura di lui, invece del genitore, assente per un lungo periodo di tempo. Responsabilità penale del genitore che, secondo altre pronunce della Suprema Corte, deve essere riconosciuta anche nella ipotesi in cui il minore sia lasciato in compagnia di altri soggetti coetanei o “quasi”. A nulla vale il fatto, in buona sostanza, che l’adulto ritenga il minore capace di badare a se stesso, anche nella ipotesi in cui tale sensazione sia frutto della presenza di altro soggetto – anch’esso minore – al quale di certo non può essere delegato il dovere di vigilanza (e custodia) che incombe unicamente in capo all’adulto stesso.

La questione in esame, inoltre, è stata oggetto di un recente intervento da parte del Ministero della Salute, in ragione dello spiacevole quanto frequente verificarsi di eventi del genere. Riportando una serie di dati statistici di certo non rassicuranti al riguardo – la quasi totalità dei casi vede come vittime bambini di età compresa tra 0 e 4 anni – e fornendo precise indicazioni circa i rischi cui il bambino può andare incontro in casi del genere.

Si legge infatti – nella campagna adottata nel giugno del 2015 – che la temperatura corporea di un bambino sale da 3 a 5 volte più velocemente rispetto a quella di un adulto (per la presenza di una minore quantità di acqua nelle riserve corporee) ovvero che la temperatura all’interno di un’automobile può salire da 10 a 15 gradi ogni 15 minuti (anche aprendo i finestrini non si riduce in modo significativo l’innalzamento della temperatura nell’abitacolo!).  Ed ancora che non si tratta di eventi che accadono esclusivamente nel periodo estivo, e che quindi sono necessariamente legati a temperature elevate. L’ipertermia, infatti, può verificarsi anche nelle giornate fresche, con temperature intorno ai 22 gradi (l’abitacolo della macchina può surriscaldarsi – specialmente se l’auto è parcheggiata al sole – fino a superare i 40°C, anche se i valori di temperatura esterna non sono particolarmente elevati).

 

*Avvocato del Foro di Catania, Responsabile Settore Penale Camera Minorile di Catania.

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