Librino e il vuoto indentitario da colmare, Presti: “Bellezza anche nei manifesti a metà”

Il lato B della Porta della Bellezza: arte o degrado? Ce lo spiega il mecenate catanese

librino

CATANIA – Volti a metà, manifesti sbiaditi, cartelloni sgualciti e penzolanti. Si presenta così il lato B della Porta della Bellezza, nota istallazione permanente all’ingresso del popolare quartiere di Librino. L’ha ribattezzata Porta dell’Identità e ha l’intento di raccontare la faccia più intima della periferia catanese.

Idea del noto artista e mecenate Antonio Presti. Ma se la Porta della Bellezza è notoriamente il simbolo della Librino che si sporca le mani col lavoro e l’arte, dove la ceramica impastata dai bambini del quartiere diventa un riflesso dove (ri)conoscersi, è lecito domandarsi se vale lo stesso principio per le ultime istallazioni già divorate dal tempo. 

Ci rechiamo sotto la Porta della Bellezza in una giornata uggiosa. Tra i palazzi di cemento, Antonio Presti trasmette l’arte come fucina d’identità. Ad ascoltarlo, ci sono i bambini ammaliati della scuola Livio Tempesta. Il mecenate ripercorre le diverse tappe del suo progetto e annuncia le nuove idee. I presenti sono tutti rapiti dai suoi sorrisi e, con lui, ad accompagnarci in questa visita sono il presidente della VI Circoscrizione Lorenzo Leone e la vicepreside Giancarla Avaro.

In un quartiere difficile, dove la legalità si costruisce mattone dopo mattone, non è pericoloso legalizzare l’attacchinaggio? A quanto pare, no.

“Ho chiesto alle mamme se preferivano togliere i cartelloni che si sarebbero usurati col tempo – ci spiega il mecenate – e sapete cosa mi hanno risposto? Signor Presti, passiamo ogni mattina da lì e vediamo i nostri figli a metà. Ma a noi piacciono pure così, a metà. Allora pensate a quanto sia semplice, quanto lavoro di bellezza abbiano fatto questi manifesti”.

Bellezza o degrado? I manifesti consunti dal tempo non rischiano di lasciare nel visitatore l’idea di un quartiere in abbandono?
A risponderci è proprio la vicepreside della Livio Tempesta: “Questo muro rappresenta un vuoto da colmare. È spazio di bellezza da creare”. Da una parte la bellezza che resta, dunque, dall’altra volti nei quali identificarsi. “Anche a metà”.

Forse, a Librino combattere la disgregazione sociale è più impellente del decoro urbano. E in fondo, la bellezza eterna e quella sgangherata sono le due facce di un quartiere immenso, potente e in evoluzione.

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