L’infrastruttura strategica più carente in Italia? Purtroppo è il nostro senso civico

Siamo sicuri che gl’italiani non si siano svegliati il 14 agosto scoprendo per l’ennesima volta di vivere in un Paese deficitario in termini di infrastrutture?

Sentivo in una trasmissione televisiva di queste ore che in Italia ci sono circa 60.000 tra ponti, viadotti e cavalcavia. Mediamente ogni struttura ha due piloni, il che fa circa 100.000 “campate” da controllare, periodicamente e minuziosamente, per evitare disastri come quello di Genova. Un compito titanico che uno Stato in cortocircuito permanente come l’Italia – si può discutere sulle cause ma non è questo il luogo – potrebbe avere qualche difficolta a svolgere. Per questo in teoria ci si affida a privati. Che in quanto tali hanno come faro il proprio lucro. E anche qui si può disquisire di cosa abbia prevalso a Genova, da parte di Autostrade ovvero Atlantia ovvero Benetton, se l’interesse privato o la sicurezza pubblica, ma in uno Stato di diritto la parola definitiva spetta alla Magistratura. Il che non esclude un giudizio logico e politico che personalmente non mi lascia dubbi. E bene farebbe il Governo ad agire.

Un dubbio che invece mi resta è sulla consapevolezza dei cittadini. Siamo sicuri che gl’italiani non si siano svegliati il 14 agosto scoprendo per l’ennesima volta di vivere in un Paese deficitario in termini di infrastrutturazione e manutenzione? Siamo certi che la maggior parte di noi – mi ci metto naturalmente anche io – non passi il tempo a compitare fesserie su uno smartphone invece di alzare gli occhi a contemplare la bellezza delle nostre città, degli edifici delle strade dei ponti, e a constatare e denunciare se serve la loro vetustà? Che non serva insomma la tragedia di turno per accedere nelle masse quella consapevolezza, appunto, quella scintilla di cura e di amore dei luoghi che tanto gioverebbe alla sicurezza comune? No, non se siamo certi. Perché è così.

So bene che negli anni si sono sprecate denunce ed esposti da parte di molti cittadini in merito alla pericolosità di diversi edifici ed infrastrutture – una che rimbalza in rete in queste ore è quella sul ponte Oreto a Palermo – ma so altrettanto bene che se queste segnalazioni non hanno innescato movimenti di popolo, che avrebbe ben donde di manifestare per i diritto alla sicurezza, lasciando spesso soli i denuncianti mentre i concittadini pensano a tutt’altro, a cosa poi?, forse allora l’infrastruttura strategica più carente in Italia è quella della consapevolezza e del senso civico. Una carenza che lascia a pochi le sacrosante battaglie – e questo è un retaggio che ci viene dalla Storia, se la sapessimo – mentre tutto intorno il Paese precipita nell’indolenza.

In Italia siamo in 38.878.311 ad avere tra i 15 e i 65 anni, ad essere cioè senzienti, sensibili e sani. Controlliamoceli noi quei sessantamila ponti, se lo Stato e i privati non riescono o non vogliono. Potremmo farlo e non ci costerebbe poi tanto, amare le nostre città e i nostri luoghi e farci sentire se qualcosa non andasse – e sappiamo che molto non va. Magari qualcosa allora davvero si muoverebbe. E così non dovremmo aspettare che siano il terremoto o l’alluvione o la fatalità – o la colpa – a ricordarci di vivere in un Paese antico e fragile, che necessita di attenzione, di cura, di amore. E l’amore salva le vite.

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