Dal Vaticano a Savona, la ‘lobby ligure’ che non vuole mollare l’ODA

Chi sono i membri del Consiglio d’Amministrazione che si oppone alle decisioni del vescovo Gristina, e chi li ha nominati?

oda

CATANIA – Se guerra è, questa dell’ODA, è guerra di trincea e non certo conflitto lampo. Lo aveva sperato, forse, l’Arcivescovo Salvatore Gristina: il mese scorso il presule aveva azzerato il Consiglio d’Amministrazione dell’ente ecclesiastico nominando l’avvocato Adolfo Landi commissario. Quasi un blitz, dopo mesi di incertezza e con una situazione debitoria importante a carico dell’Opera.

Il CdA, per parte sua, aveva disconosciuto l’autorità del vescovo rimanendo al suo posto. E’ lì, nella zona grigia tra il diritto civile e quello ecclesiastico, che da oltre trenta giorni va in scena una guerra di logoramento. Con due parti che si dicono entrambe in carica e perfettamente legittimate.

UNA MANO OLTRETEVEREMa chi sono i componenti di questo Consiglio d’Amministrazione insopprimibile, e chi li ha nominati? Il volto pubblico è l’amministratore delegato Alberto Marsella, intervenuto a più riprese nel dibattito degli ultimi mesi: “Chi lo dice che il CdA dell’ODA è decaduto?aveva detto pochi giorni fa ai microfoni di Tribù – Il signor Salvatore Gristina? Lo spieghi allo Stato italiano“.

Giusto, ma lo Stato non venne interpellato nemmeno al momento della nomina di Marsella.

La quale proveniva piuttosto da Oltretevere, precisamente dall’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (APSA) guidata dal cardinale Domenico Calcagno. Era stata l’eminenza ligure – vicinissima all’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone – a “premere” su Gristina per la nomina all’ODA del conterraneo Marsella. Il quale, da bibliotecario a Savona – dove Calcagno era stato vescovo – aveva avuto modo di farsi strada tra politica e pubblica amministrazione fino a diventare, per un breve periodo, consigliere regionale della Liguria.

Da lì la longa manus del cardinale Calcagno l’aveva catapultato a Catania. Nel 2014 è nominato nel CdA dell’ODA, sotto la presidenza di monsignor Alfio Russo. Il monsignore si sarebbe dimesso due anni dopo, aprendo la crisi in corso a tutt’oggi.

ACCETTA IL CONSIGLIO – Questa la parabola dell’amministratore delegato. Ma è scorrendo i curricula degli altri consiglieri che arrivano le vere sorprese. Il vicepresidente dell’ODA Claudia Pizzo, ad esempio, rivestirebbe la carica sociale senza avere il permesso necessario.

La dottoressa Pizzo – genovese, ex segretaria particolare di Marsella – è infatti dipendente a tempo pieno del Ministero dello Sviluppo Economico. La legge prevede che gli incarichi retribuiti dei dipendenti della pubblica amministrazione presso altri soggetti siano autorizzati. Ma di tale autorizzazione, presso il Ministero dello Sviluppo, non vi sarebbe traccia.

Ma c’è dell’altro. Il consigliere Marco Bonistalli, ad esempio, è stato rinviato a giudizio nel 2016 con l’accusa associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso di ufficio. Bonistalli è imputato nell’ambito dell’inchiesta relativa ai lavori di realizzazione del tunnel per la Tav di Firenze, in qualità di dirigente della società Coopsette che di quel tunnel si era aggiudicata l’appalto più grosso. Un affare da quasi mezzo miliardo di euro che l’azienda avrebbe gestito in modo illecito.

Curiosa anche la vicenda di Romano Calero, che dal CdA “azzerato”, durante questo mese di guerra, sarebbe stato nominato nientemeno che Presidente dell’ODA. Calero, anch’egli genovese, è a capo di una società petrolifera, la Sdp Group, controllata dalla compagnia nazionale Iplom, la quale finì sotto accusa nel 2016 per uno sversamento di greggio in Liguria. La Iplom è indagata per disastro ambientale.

Fin qui i consiglieri. Ma è il caso di approfondire anche l’elenco dei revisori contabili per trovarvi delle curiosità. Come quelle relative alla nomina di Maurizio Montanari, nel 2016, nonostante a quella data fosse sospeso dall’esercizio della professione dall’Ordine dei Dottori Commercialisti di Genova. Anche Montanari, tanto per cambiare, è ligure.

Nel 2011 il ragioniere era finito agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

TANTE DOMANDEQuesti i dati emersi da una semplice indagine d’archivio sui membri del Consiglio di Amministrazione che lotta per mantenere il controllo dell’ODA. Tutti rigorosamente non catanesi, in buona parte liguri, con aspetti professionali e talvolta giudiziari da chiarire, nominati con il suffragio di potenti porporati romani.

Perché la scelta è ricaduta su costoro? Quali “pressioni” sono state esercitate sulla chiesa catanese per procedere alle nomine? E come finirà il braccio di ferro con il commissario vescovile Adolfo Landi? Sono domande a cui risponderanno le cronache dei prossimi mesi, e un giorno la storia di questa città.

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