Palermo, nuovi veleni in casa M5s: spunta audio contro Forello

“Ombre” sulla gestione di Addiopizzo da parte del candidato sindaco. La replica: “Solo falsità”

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PALERMO – Dopo l’inchiesta “Firme false”, nuovi veleni tornano a diffondersi nel M5s palermitano a un mese dal voto amministrativo. A rendere incandescente l’atmosfera in casa grillina, un audio di trenta minuti con accuse pesanti nei confronti del candidato sindaco Ugo Forello e del suo modo di gestire Addiopizzo, l’associazione da lui presieduta sino all’anno scorso. La registrazione, che risale alla scorsa estate, è stata pubblicata sul web ed è stata inviata ad alcuni giornalisti palermitani. 

L’audio riguarda una conversazione avvenuta a Montecitorio tra alcuni deputati nazionali e Andrea Cottone, uno dei componenti dello staff della Comunicazione del M5s alla Camera ed ex Addiiopizzo . I parlamentari, tra cui anche Riccardo Nuti, per il quale la Procura di recente ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Firme false, avendo appreso dell’intenzione di Forello di candidarsi, chiedono informazioni a Cottone sul periodo in cui il giornalista collaborava ad Addiopizzo.

Cottone  racconta della gestione dell’associazione da parte di Forello e parla di “un circuito meraviglioso” per il quale “si convincono gli imprenditori a denunciare, si portano in questura e gli avvocati diventano automaticamente uno fra Forello e Salvatore Caradonna”. Al processo Addiopizzo si costituisce parte civile “e viene difesa da quell’altro”. E fa riferimento ai rimborsi che poi ottengono come legali di parte civile. Cottone nell’audio, di cui oggi scrivono alcuni quotidiani, parla di una gestione “poco trasparente” dei fondi Pon. Si parla di almeno un milione di euro.

Da parte sua, Forello si difende parlando di “falsità” e annuncia per oggi una conferenza stampa per replicare punto su punto. Addiopizzo, invece, attraverso una nota pubblicata sul sito dell’associazione annuncia querele.

Anche il gruppo M5s alla Camera ha diffuso un comunicato. “Sta circolando un audio captato in maniera impropria nei locali della Camera dei deputati lo scorso anno. Denunceremo chiunque – si legge – ne divulgherà il contenuto a norma dell’articolo 615bis comma 2 del codice penale e 167 del D.lgs. 196/2003. Si tratta di una conversazione privata, di natura confidenziale, avvenuta all’interno dei locali della Camera dei deputati, fra un dipendente del gruppo parlamentare, nell’espletamento del suo lavoro, e alcuni deputati che richiedevano informazioni specifiche – risalenti a dieci anni fa – come da loro prerogative parlamentari”.

“Il contenuto, da cui non si evince, chiaramente, la commissione di alcun tipo di illecito, non risulta adeguatamente circostanziato né, allo stato, supportato da specifica documentazione quindi, non rappresenta in alcun modo la posizione né del MoVimento 5 Stelle, né del dipendente del gruppo parlamentare. Lo staff del M5S – prosegue il comunicato – ha vagliato le informazioni in suo possesso e conferma la candidatura di Ugo Forello a sindaco di Palermo, sostenuto dalla nostra fiducia”.

“E’ in atto infatti un violento tentativo di discredito nei suoi confronti che non risparmia colpi bassi. Contro tutto questo ci tuteleremo e abbiamo già presentato un ampio esposto sull’accaduto per risalire ai responsabili delle diffusione, nonché intrapreso già iniziative volte a inibire l’ulteriore diffusione e rimuovere quelle esistenti”, conclude M5S.

L’audio ‘rubato’ è finito agli atti dell’inchiesta sulle firme false. A consegnarlo tre giorni fa l’avvocato Domenico Monteleone, legale di Nuti, Mannino e Di Vita, come presunta “prova per dimostrare” la presunta macchinazione subita dai deputati indagati: “Per noi audio è un tassello importante per dimostrare la nostra tesi sulla macchinazione subita dai miei assistiti”, ha affermato l’avvocato.

Nuti è sempre stato critico sulla candidatura di Ugo Forello. Nelle scorse settimane, dalle colonne del Corriere della Sera aveva sferrato l’ennesimo attacco sferrato all’indirizzo di Forello, ricordando che “lo staff, in autunno, ci chiese un parere e definimmo inopportuna la candidatura di Forello da noi attaccato in Antimafia, nel giugno 2014″. “Per un conflitto di interessi simile a quello della Boschi per Banca Etruria. Da avvocato difendeva i commercianti con Addiopizzo, ma con la stessa organizzazione chiedevano i risarcimenti e stavano nella commissione ministeriale che assegnava i risarcimenti”, concludeva Nuti.

Accuse che seguivano l’esposto, poi archiviato dal Gip, sulla procura manovrata e i rapporti tra Forello e i pm.

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