Firme false M5s, anche Mannino si autosospende e passa al Misto

La decisione della parlamentare nazionale palermitana coinvolta nell’inchiesta della Procura

m5s

PALERMO – Dopo Riccardo Nuti e Giulia Di Vita, anche Claudia Mannino si sospende dal gruppo parlamentare del M5s alla Camera.

Ho riflettuto a lungo ed ho deciso, in linea con i miei colleghi Nuti e Di Vita, di dare seguito alla sospensione dal gruppo parlamentare e quindi passare al gruppo misto sino allo scadere del provvedimento di sospensione stabilito dai probiviri fissato il 28 maggio”, scrive su Facebook la deputata palermitana coinvolta nell’inchiesta “Firme false”, aggiungendo che “è una scelta dolorosa ma necessaria”.

“Mi piace pensare – aggiunge – che il mio gruppo in un momento tanto delicato dell’agenda parlamentare non debba che concentrarsi sul lavoro politico. Confidando ampiamente nell’operato della magistratura, resto in fiduciosa attesa delle determinazioni della stessa”.

La decisione della Mannino arriva a distanza di pochi giorni dall’auto sospensione e dal successivo transito al gruppo misto dei due colleghi, Nuti e Di Vita, coinvolti nel “firmopoli” grillina, che la scorsa settimana ha registrato un’accelerazione. Il 13 aprile, la Procura di Palermo ha chiesto infatti il rinvio a giudizio per i quattordici indagati dell’inchiesta “Firme false”, tra cui appunto i tre parlamentari e i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che hanno collaborato con le indagini.

I reati contestati, a vario titolo, dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal pm Claudia Ferrari sono il falso e la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il Testo unico nazionale in materia elettorale.

Alla richiesta della Procura, i tre parlamentari nazionali M5s si scagliarono contro La Rocca e Ciaccio perchè “dovrebbero essere espulsi dal Movimento, in quanto hanno confessato d’aver partecipato alla vicenda delle firme per le ultime comunali di Palermo. Che abbiano assunto il ruolo di accusatori non elimina le responsabilità penali che i due hanno ammesso, apparendo all’opinione pubblica come paladini e dunque estranei”.

A rendere ancor più incandescente il clima in casa Cinque Stelle, l’attacco sferrato da Nuti, dalle colonne del Corriere della Sera, all’indirizzo di  Ugo Forello, il candidato sindaco M5s alle Comunali di Palermo ricordando che “lo staff, in autunno, ci chiese un parere e definimmo inopportuna la candidatura di Forello da noi attaccato in Antimafia, nel giugno 2014″. “Per un conflitto di interessi simile a quello della Boschi per Banca Etruria. Da avvocato difendeva i commercianti con Addiopizzo, ma con la stessa organizzazione chiedevano i risarcimenti e stavano nella commissione ministeriale che assegnava i risarcimenti”, concludeva Nuti.

Esternazioni che non sono affatto piaciute a Beppe Grillo che è intervenuto su Facebook per chiedere ai “ai capigruppo del MoVimento 5 Stelle di raccogliere le firme dei parlamentari necessarie per indire la votazione dell’assemblea dei parlamentari per procedere anche alla sospensione temporanea dal gruppo parlamentare dei sospesi (Nuti, Mannino, Di Vita, ndr), fino a che sarà in vigore la loro sospensione dal MS5 come già stabilito dai probiviri”.

A stretto giro di posta, Nuti, Di Vita e Mannino hanno precisato in una nota di non aver rilasciato dichiarazioni contro la magistratura, anzi tutt’altro, né contro il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle di Palermo. Se circolano dichiarazioni in tal senso attribuite a noi, sono da ritenersi non veritiere. Abbiamo espresso fiducia nella giustizia a cui ci affidiamo per dimostrare la nostra innocenza”.

 

Articoli correlati

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nome *