Sequestrati beni al boss di Mascalucia affiliato al clan Santapaola

Nel mirino della Dia il patrimonio di Mirko Pompeo Casesa

mascalucia

CATANIA – La Direzione investigativa antimafia di Catania, diretta da Renato Panvino, ha sequestrato i beni di Mirko Pompeo Casesa, 34 anni, elemento di spicco del gruppo di Mascalucia del clan “Santapaola Ercolano”. 

Gli accertamenti, estesi anche al  nucleo familiare hanno evidenziato una rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati, l’attività svolta e gli arricchimenti patrimoniali di Casesa, arrestato nell’aprile 2013 nell’ambito dell’operazione “Fiori Bianchi 3” per estorsione e associazione mafiosa.

Visto il quadro probatorio, il Tribunale di Catania, in accoglimento della proposta di applicazione di misura di prevenzione della Dia, ha disposto il sequestro del patrimonio comprendente anche i beni fittiziamente intestati alla moglie Agata Mazzaglia, consistente in un’abitazione, un garage, una impresa operante nel settore di autonoleggio autoveicoli e nove autovetture.

L’ascesa di Casesa comincia nell’ottobre del 2000, quando ancora minorenne,  tenta una rapina ai danni di un istituto di Credito di Zafferana Etnea (Ct). Secondo gli investigatori, il giovane si è rapidamente inserito nelle compagini criminali mafiose, in particolare aderendo al clan “Santapaola-Ercolano”, nel “Gruppo di Mascalucia”, come dimostrano la sequela di arresti e successive condanne a partire dal 2007.

Nel gennaio del 2007, Casesa viene arrestato dai carabinieri di Gravina di Catania per  tentata estorsione in concorso, ai danni di un imprenditore, aggravato dall’utilizzo del metodo mafioso. Viene condannato in via definitiva a 2 anni e 4 mesi di carcere.

Casesa ritorna nuovamente dietro le sbarre nell’aprile del 2013, nell’ambito dell’operazione  “Fiori Bianchi 3”, per estorsione ai danni della “Carmedil srl”, società operante  nel settore delle costruzioni edilizie. Dalle indagini emergono gravi indizi di colpevolezza a suo carico, in ordine alla sua partecipazione all’associazione mafiosa “Santapaola – Ercolano’”, ed al suo ruolo di spicco all’interno del “Gruppo di Mascalucia”.

Al termine del processo viene condannato dalla Corte d’Appello di Catania, nel novembre 2016, a 7 anni e 2 mesi, essendo stato ritenuto il vincolo della continuazione con il reato di associazione mafiosa, per il quale nel dicembre 2014 il Gup di Catania gli aveva inflitto  8 anni  di reclusione.

La sentenza era stata pronunciata a conclusione del giudizio abbreviato nell’ambito del processo, aperto nel 2010, che lo vedeva imputato in quanto appartenente al gruppo di Mascalucia del clan “Santapaola-Ercolano”.

Nel febbraio 2014, Casesa è stato nuovamente arrestato dalla Squadra Mobile della Questura di Catania, nell’ambito dell’operazione denominata “Money Lender”, per usura pluriaggravata in concorso e tentata estorsione, con l’aggravante di avvalersi delle condizioni di assoggettamento e omertà derivanti dal metodo mafioso, al fine di agevolare i clan “Mazzaglia” e “Santapaola. 

 

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