Mafia a Catania, colletti bianchi nella relazione DIA

L’Antimafia ricorda l’operazione “Halley” che nel 2016 evidenziò condotte illecite da parte di amministratori pubblici nel catanese LA RELAZIONELE MAPPE 

DIA

CATANIA – Cosa nostra ai piedi dell’Etna esiste ma vorrebbe mantenere un “basso profilo”. Una strategia resa necessaria dalla raffica di operazioni messe a segno nei mesi scorsi nei confronti delle famiglie catanesi. E’ quanto riporta la Relazione della DIA  per il secondo semestre del 2016, nel capitolo dedicato alla mafia nella provincia di Catania.

Un territorio in cui le famiglie sono tutt’altro che sconfitte, tenendo in mano business redditizi come quello della droga ed esercitando un forte controllo sull’area. “Trattandosi di un sistema criminale silente, le dimensioni appaiono ancora oggi complesse da stimare – scrive la Direzione Investigativa Antimafia nella relazione – Ciononostante, nel corso del semestre [luglio-dicembre 2016, ndr] sono state diverse le operazioni di servizio che hanno colpito indistintamente membri del clan Mazzei detti ‘Carcagnusi’, della famiglia Santapaola-Ercolano e della sua articolazione Toscano-Tomasello-Mazzaglia“.

Le famiglie operative nella città di Catania

L’idra mafioso continua ad avere molte teste e a rigenerarle continuamente. Ma c’è chi si adopera ogni giorno per tagliarle, facendo accusare il colpo al mostro.

La relazione si concentra sui diversi campi d’azione delle consorterie mafiose catanesi, dallo spaccio che resta il bancomat delle famiglie alle attività estorsive messe in atto nei confronti di piccole e medie attività commerciali. Ma all’attenzione degli inquirenti ci sono anche episodi di intimidazione, “in alcuni casi con il danneggiamento di autovetture, in danno di soggetti che ricoprono cariche amministrative o politiche”, annota la Direzione Investigativa Antimafia.

Che sul “pubblico” apre una parentesi di non poco conto: “Si tratta di un settore, quello della pubblica amministrazione, su cui, come già accennato, è intervenuta, nel mese di ottobre, la DIA di Catania che, nell’ambito di un’indagine volta a verificare la legittimità di taluni contratti, ha eseguito il fermo di due responsabili, disvelando un episodio di corruttela che aveva riguardato la fornitura di hardware e software per la gestione informatizzata di taluni servizi di un Comune etneo”.

Il riferimento è all’operazione “Halley Consulting” che portò all’arresti di “due rappresentanti di un Comune di quella provincia e del Direttore di una società di servizi informatici – l’allora sindaco di Aci Catena Ascenzio Maesano e il consigliere comunale Orazio Barbagallo, insieme al manager Giovanni Cerami –  ritenuti responsabili del reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio”. L’ex primo cittadino e il consigliere sono stati condannati in primo grado lo scorso 19 luglio a quattro anni e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltreché ad un risarcimento di 42mila euro nei confronti del Comune di Aci Catena.

Le famiglie operative nella provincia etnea

Ma l’Operazione “Halley” non è l’unica ad aver evidenziato condotte illecite da parte di colletti bianchi nel catanese. Nel 2017 la Procura di Catania ha messo a segno altre inchieste in tal senso, approfondendo sempre più l’aspetto finanziario di Cosa nostra ai piedi dell’Etna: “E’ proseguita l’azione finalizzata a contrastare le infiltrazioni nell’economia attraverso l’aggressione dei patrimoni illeciti – scrive la DIA – in esito ad investigazioni che hanno portato all’adozione di importanti provvedimenti di sequestro e confisca”.

Beni per milioni di euro sottratti alle famiglie, assestando un danno economico considerevole. Da qui la necessità di un basso profilo per l’organizzazione criminale, al netto dell’esigenza “di affermare la propria supremazia sul territorio”. Una supremazia messa oggi in discussione discussione dall’azione dei magistrati e delle Forze dell’Ordine, ma ancora capace di proiettarsi su tutto il territorio provinciale e su tutta la parte orientale dell’isola. La strada per la definitiva sconfitta dei clan è ancora lunga. 

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