“Economia basata sulla droga”: blitz a S.G. Galermo

Imponente operazione del Comando Provinciale che vede impegnati oltre duecento Carabinieri I NOMI DEI 54 ARRESTATI – VIDEO – FOTO

 

CATANIA – E’ una delle principali piazze di spaccio della città, la roccaforte irredimibile di una società che sul traffico e lo spaccio di droga basa l’economia di centinaia di famiglie. E’ quanto ha confermato l’operazione “Docks” svolta stamattina dagli uomini del Comando Provinciale dei Carabinieri di Catania, che hanno setacciato in forze il quartiere di San Giovanni Galermo eseguendo misure cautelari per cinquantaquattro soggetti ritenuti appartenenti al gruppo locale della famiglia Santapaola, di cui soltanto uno risulta ancora a piede libero. La piazza di spaccia di Galermo avrebbe avrebbe fruttato all’organizzazione circa 40.000 euro alla settimana. Nel corso del blitz sono stati sequestrati grossi quantitativi di droga. Associazione mafiosa, traffico di armi e stupefacenti, estorsione e rapina i reati contestati.

I NOMI – A finire in manette Giosuè Michele Aiello, Domenico Buttafuoco, Mario Maurizio Calabretta, Andrea Nicolò Corallo, Mario Diolosà, Salvatore Fiore, Andrea Florio, Giorgio Freni, Francesco Furnò, classe 1988, Vincenzo Gigantini, Armando Giuffrida, Francesco Iuculano, Silvana Leotta, Salvatore Lo Re, Salvatore Mantarro, Angelo Mirenda, Arturo Mirenda, Francesco Lucio Motta, Corin Musumeci, Desiree Musumeci, Domenico Musumeci, Carmelo Palermo, Salvatore Fabio Valentino Palermo, Salvatore Ponzo, Saverio Rampulla, Mario Russo, Antonino Savoca, Corrado Spataro, Damiano Salvatore Squillaci, Nicola Strano.

Ai domiciliari sono finiti Diego Aiello, Alfredo Bulla, Alessio La Manna, Antonino Giuffrida, Antonino Cosentino, Vincenzo Florio, Vincenzo Mirenda, Alessandro Palermo, Salvatore Caltabiano, Antonino Russo, mentre già detenuti si trovavano Claudio Pietro Antonio Aiello, Daniele Buttafuoco, Claudio Calabretta, Nunzio Caltabiano, Vittorio Benito Fiorenza, Vincenzo Di Mauro, Massimo Vizzini, Mario Guglielmino, Salvatore Gurrieri, Francesco Privitera, Angelo Varoncelli. Il Gip ha disposto l’affidamento in prova ai servizi sociali per Andrea Mazzarino e Antonio Mangano.

Le indagini sono state condotte dai militari della Compagnia di Gravina di Catania e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica etnea. Investigazioni complesse, quelle portate avanti dall’Arma nei mesi scorsi, volte ad espugnare una delle roccaforti del potere mafioso catanese. A San Giovanni Galermo una delle principali prospettive delle famiglie – se non l’unica – è quella del traffico di droga, del confezionamento delle dosi e della loro rivendita al dettaglio. “Si è trattato di un’indagine difficile, della quale si sono occupati i Carabinieri con grande abnegazione, che si è avvalsa di molte attività tecniche e sul campo – ha detto in conferenza il Procuratore Carmelo Zuccaro, accompagnato dal Comandante Provinciale dei Carabinieri Francesco Gargaro – ci conferma che nel quartiere di San Giovanni Galermo larga parte dell’economia è basata sul traffico di stupefacenti, e costituisce l’attività di molte famiglie, all’ingrosso e al dettaglio”.

Ma lo spaccio di droga sarebbe stato accompagnato da tutte le “attività” proprie della criminalità organizzata. “Si affermano anche reati contro il patrimonio, sia come furti e rapine che come estorsioni ai danni di esercizi commerciali, ditte e cantieri – sottolineano il Procuratore aggiunto Francesco Puleo e i sostituti Gabriele Fragalà e Andrea Bonomo – emersi grazie al certosino lavoro dei Carabinieri e non purtroppo dalle denunce delle persone offese, molte delle quali indagate per favoreggiamento per non aver collaborato all’inchiesta. Le sei o sette ipotesi di estorsione contestate sono emerse dal lavoro di indagine e non dalla volontà dei commercianti taglieggiati di sottrarsi al pizzo”. Ancora poco diffusa la cultura della denuncia in alcune realtà della città di Catania.

Ma ci sarebbe un aspetto ancora più inquietante che emerge drammaticamente dall’operazione di oggi. Ovvero la conferma del fatto che l’attività criminale tende a propagarsi  a tutte le generazioni, anche a quelle più giovani che vedono così l’orizzonte futuro pregiudicato dal contesto. “L’attività illecita costituisce un punto ambito per intere generazioni – spiegano gli investigatori – E’ stato possibile verificare con intercettazioni come uno dei principali soggetti accusati di spaccio non esitasse a praticarlo davanti ai suoi figli, anche confezionando le dosi davanti a loro. Essi nonostante l’età acerba – si tratta di infradecenni, sotto i dieci anni di età – risultavano coinvolti e consapevoli dell’attività illecita, sviluppando modi di fare già aggressivi e tali da creare timore anche in soggetti più anziani e scafati. Certi modelli comportamentali, insomma, si replicano senza lasciare molte speranze”.

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