Giammarinaro, il re delle cliniche DC che fece litigare Sgarbi e Toscani

Chi è l’ex deputato regionale in odor di mafia a cui la Procura di Trapani ha confiscato nelle scorse ore beni per circa quindici milioni di euro 

TRAPANI. Dalla DC a Vittorio Sgarbi, passando per diversi provvedimenti giudiziari e da ultimo per la confisca di circa quindici milioni di euro e la sorveglianza speciale per cinque anni. La vicenda di Giuseppe Giammarinaro – settantun anni, “re delle cliniche” ed ex deputato regionale della Balena Bianca – si arricchisce di un nuovo capitolo con la decisione dei giudici del Tribunale di Trapani, che nelle scorse ore hanno disposto i provvedimenti a suo carico.

Misure che seguono alle indagini della Divisione anticrimine della Questura trapanese, coadiuvata dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, secondo cui l’ex onorevole sarebbe stato “al centro di una combine politico-affaristica che gli ha consentito di controllare attività economiche nel settore della sanità, beneficiare di finanziamenti pubblici regionali e condizionare importanti settori della vita politica in particolare nel Comune di Salemi“.

Fatti rilevanti, emersi nel corso dell’operazione antimafia “Salus Iniqua”, con la quale gli inquirenti avevano ricostruito i “rapporti di natura politico-affaristica in cui Giammarinaro si è mosso a partire dai primi anni del 2000”. E proseguiti per tutto il decennio successivo, se come affermano le carte dell’inchiesta – che già nel 2011 aveva portato a sequestri milionari a suo carico – Giammarinaro restò il “deus ex machina” del Comune di Salemi anche durante l’amministrazione di Vittorio Sgarbi.

Il critico d’arte – eletto anche con il sostegno dell’ex onorevole – sarebbe rimasto alla guida della cittadina trapanese fino al 2011, quando il Ministero dell’Interno “sollecitato da una interrogazione del Pd sugli esiti dell’indagine ‘Salus Iniqua’ a carico dell’ex parlamentare DC, inviò gli ispettori al Comune di Salemi”. Che di lì a poco sarebbe stato sciolto per mafia. 

Fin qui la storia, arricchita oggi dalla maxi-confisca e dalla misura preventiva a carico del politico 71enne. A finire nel mirino degli inquirenti beni, società e conti correnti riconducibili a Giammarinaro, che si sarebbe avvalso anche di prestanome. Società nelle disponibilità dell’ex deputato regionale – quali la “C.e.m.”, la “Salus s.r.l.” e altre proprietà immobiliari – sarebbero state intestate a “persone di fiducia” per evitare di incorrere nelle misure di prevenzione. Un escamotage che non è servito ad impedire che gli inquirenti dessero luogo alla confisca.

CURRICULUM VITAE – Carpentiere, imprenditore edile e “re della sanità privata” del trapanese – fu presidente dell’ospedale della sua città oltre che del comitato di gestione dell’Unità sanitaria locale numero 4 di Mazara del Vallo, che comprende anche Salemi e Castelvetrano – Giammarinaro aderì alla Democrazia Cristiana trapanese diventandone responsabile giovanile. Nel 1991 si candida all’Assemblea Regionale Siciliana nelle fila della DC, ottenendo oltre cinquantamila voti su centomila di lista nella provincia di Trapani. Numeri enormi, quelli attratti da Giammarinaro, capaci di muovere personaggi importanti. Per l’onorevole fa campagna elettorale l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

L’esperienza all’ARS si interrompe dopo soli tre anni: nel 1994 è raggiunto da due mandati di cattura, il primo per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e il secondo per corruzione e concussione. A spiccare il mandato erano state rispettivamente la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e la Procura della Repubblica di Marsala. Giammarinaro sceglie di difendersi sfuggendo alla cattura e riparando all’estero, precisamente in Croazia. Si costituisce due anni dopo consegnandosi alla pubblica autorità al confine tra Italia e Slovenia.

Riconosciutosi colpevole dei reati di corruzione, concussione, associazione per delinquere e abuso d’ufficio patteggia la pena di un anno e dieci mesi, oltre che un risarcimento di circa duecento milioni di lire all’ASL di Mazara del Vallo danneggiata dalla sua condotta. Il processo per concorso esterno in associazione mafiosa si conclude invece con l’assoluzione. A pronunciare parole pesanti il PM Antonio Ingroia, che avrebbe chiesto l’assoluzione affermando però come il processo rappresentasse “la distanza della verità processuale dalla realtà delle cose, a causa della modifica costituzionale del cosiddetto ‘giusto processo'”. Nonostante l’assoluzione Giammarinaro è destinatario della misura di prevenzione di quattro anni di sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel territorio del Comune di Salemi, in quanto indiziato di appartenere all’organizzazione criminosa. 

Si arriva così al 17 maggio 2011, con il primo sequestro della Sezione anticrimine della Questura di Trapani proprio nell’ambito dell’operazione “Salus Iniqua”, e alle polemiche innescate in quel periodo dalla “presenza silenziosa” dell’ex onorevole nell’Amministrazione cittadina di Salemi. Note le dichiarazioni dell’allora assessore della Giunta Sgarbi, il fotografo Oliviero Toscani, che ebbe modo di spiegare come la sua decisione di rassegnare le dimissioni fosse stata motivata dal fatto che “il contesto territoriale, che mi permetto di definire ‘mafioso’, non mi consentiva di operare in maniera libera ed autonoma nell’amministrazione comunale. Sin dal mio ingresso in Giunta, ho potuto constatare la costante presenza di Pino Giammarinaro alle riunioni”.

Dichiarazioni che l’allora sindaco Vittorio Sgarbi non aveva preso bene, portando la polemica anche in televisione. Il resto è storia nota. 

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