Furto in casa di Paolo Borrometi: presi hard disk e documenti

Il raid è avvenuto a Roma, dove il cronista ragusano vive sotto scorta per le minacce arrivate dopo le sue inchieste sul Comune di Scicli e su racket e traffici illeciti che ruotano attorno al mercato di Vittoria

paolo borrometi

ROMA – Rubati l’archivio digitale e alcune carte delle inchieste sulla mafia realizzate dal giornalista ragusano Paolo Borrometi. Il furto è avvenuto nella casa romana di Borrometi, che da alcuni anni vive scortato nella Capitale per le minacce arrivate dopo le sue inchieste sui traffici illeciti che ruotano attorno al mercato ortofrutticolo di Vittoria, sullo scioglimento per mafia del Comune di Scicli e sul racket delle agenzie funebri.

La notizia del raid è stata resa nota dal presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, che ha espresso solidarietà al giornalista che oltre a dirigere il giornale online “La Spia”, lavora all’Agenzia Italia ed è editorialista del quotidiano “Il Tempo”: “Certo che è un furto molto strano quello che è accaduto nell’appartamento romano di Borrometi. Che la cosa poi avvenga a Roma è ancora più inquietante. Paolo è dovuto andare via dalla Sicilia per le sue inchieste sulla mafia – ha ricordato il governatore – e si ritrova a vivere gli stessi problemi, in passato Paolo è stato anche aggredito, con gli attacchi di una mafia che non si vuole rassegnare, che non accetta che sui giornali si possa scrivere la verità”.

Crocetta si è detto preoccupato “che possa accadere qualcosa di grave a Borrometi. Sono con Paolo e con quanti ogni giorno fanno il proprio dovere. Voglio dire a Paolo che siamo con lui e che la solidarietà dei siciliani onesti non gli mancherà mai”.

Borrometi è rimasto vittima di un’aggressione avvenuta il 16 aprile del 2014 quando viene picchiato da due uomini incappucciati mentre stava dando da mangiare ai cani nella sua abitazione nella periferia di Modica, in provincia di Ragusa. “U capisti che t’hai a fare i fatti tuoi?”, gridano gli aggressori al giornalista durante il pestaggio che gli causa una forte contusione a una spalla.

Già in precedenza, Borrometi era stato minacciato da alcune telefonate anonime, mentre nel marzo del 2013 una mano ignota gli aveva sfregiato la fiancata dell’auto, una station wagon, incidendo a caratteri cubitali la scritta “stai attento”.

Trasferitosi a Roma, scrive di mafia anche da qui. E si occupa del mercato ortofrutticolo di Vittoria e del boss vittoriese Gianbattista Ventura che aveva intestato la sua agenzia funebre a Padre Pio. Quest’ultimo, ad aprile, è stato condannato dal Tribunale di Ragusa a un anno e otto mesi di reclusione per concorso in tentativo di violenza privata per le minacce al cronista. Al processo, si erano costituti parte civile la Federazione nazionale della stampa, l’Ordine dei giornalisti e il Comune di Vittoria.

Arriva da più parti il coro di solidarietà a Paolo Borrometi. Il presidente del Senato, Pietro Grasso afferma che “sottrarre a un giornalista il suo archivio digitale e le carte delle sue inchieste non è solo  un avvertimento da tenere in grande considerazione, ma anche il tentativo di impedire che quanto scoperto possa essere conosciuto”. “A Paolo va tutta la nostra solidarietà: la sua sicurezza va garantita e valutata con la massima attenzione”, aggiunge Grasso.

Vicinanza anche dal senatore siciliano del Pd, Giuseppe Lumia: “Da tempo Paolo è impegnato a raccontare le trame mafiose siciliane. Per questo è stato più volte intimidito e minacciato. A lui va la mia solidarietà e il mio pieno sostegno”. “Siamo con Paolo Borrometi”, dicono il presidente della Fnsi Beppe Giulietti e il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso, sottolineando che “le minacce contro Paolo sono minacce contro ognuno di noi”.

Il Movimento 5 Stelle Sicilia, con in testa il candidato presidente della Regione Giancarlo Cancelleri e l’europarlamentare Ignazio Corrao condannano “l’ennesimo vile atto ai danni della sua persona e della sua professionalità”.

“L’instancabile e coraggiosa ricerca della verità sostanziale che mette Paolo nello svolgere il suo mestiere – dice Cancelleri – fa onore alla sua categoria ed alla sua Sicilia. So che in un momento come questo, qualsiasi parola possa essere superflua, ma noi vogliamo esprimerti la nostra vicinanza e tutto il nostro affetto. Un abbraccio Paolo, non sei solo!”.

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