Mafia, la Corte d’appello di Catania confisca i beni all’ex “re dei supermercati” Sebastiano Scuto

In revisione del provvedimento di primo grado

CATANIA – La Corte d’appello di Catania, in revisione del provvedimento di primo grado, ha disposto la confisca preventiva dei beni dell’imprenditore di cui sono entrati in possesso, dal 1990 in poi, Sebastiano Scuto e i suoi familiari. All’ex ‘re dei supermercati in Sicilia’ è stato imposta anche la sorveglianza speciale con l’obbligo di firma. Il provvedimento è stato notificato al suo avvocato, il professore Giovanni Grasso che ha annunciato ricorso in Cassazione, definendolo “anomalo e ingiustificato”.

La confisca non è stata eseguita perché non esecutiva: lo diventerà dopo una decisione della Suprema Corte.

Inoltre, si attendono ancora che vengano depositate le motivazioni con cui la la seconda sezione penale della Corte di Cassazione, il 6 ottobre del 2016, ha annullato con rinvio la sentenza a 8 anni di reclusione per associazione mafiosa emessa, l’8 ottobre del 2015, dalla Corte d’appello di Catania nei confronti dell’imprenditore.

La Cassazione, ha stabilito che sarà un nuovo collegio a dover valutare i profili relativi alla determinazione del ‘tempus commissi delictì, il trattamento sanzionatorio e la confisca dei beni.

Scuro è stato assolto definitivamente dall’accusa di aver gestito alcuni centri commerciali di Palermo insieme al boss Bernardo Provenzano e ai fratelli Lo Piccolo: Su questo punto infatti, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della Procura generale di Catania.

La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza a 8 anni di reclusione per associazione mafiosa emessa, l’8 ottobre del 2015, dalla Corte d’appello di Catania nei confronti dell’imprenditore Sebastiano Scuto.

Di fronte a un nuovo collegio si dovranno valutare, ha stabilito la Suprema Corte, i profili relativi alla determinazione del ‘tempus commissi delictì, il trattamento sanzionatorio e la confisca dei beni. E’ diventata invece definitiva l’assoluzione dall’accusa di avere gestito a Palermo centri commerciali in comune con i boss Bernardo Provenzano e i fratelli Lo Piccolo: la Cassazione ha rigettato su questo punto il ricorso della Procura generale di Catania.

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