Locri, scritte dopo il discorso di Mattarella: “Più lavoro meno sbirri”

Ieri il Presidente della Repubblica aveva attaccato i mafiosi “senza coraggio né onore”

LOCRI (REGGIO CALABRIA) – “Più lavoro meno sbirri“, “Don Ciotti sbirro”. Sono queste le scritte che secondo quanto riportato dal Corriere.it sarebbero comparse questa mattina sul muro del Vescovado di Lodi, dopo l’invettiva rivolta ieri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei confronti dei mafiosi “senza onore né coraggio”. Il Capo dello Stato era intervenuto alla manifestazione indetta nella cittadina calabrese in occasione della Giornata della Memoria delle Vittime delle Mafie. Un appuntamento a cui avevano partecipato, oltre a Mattarella, il sacerdote don Luigi Ciotti ed altre personalità impegnate quotidianamente nella lotta al crimine organizzato e nel recupero economico e sociale dei luoghi segnati dalla presenza delle associazioni mafiose.

L’INTERVENTO DI MATTARELLA – “Lottare contro la mafia non è soltanto una stringente e, certo, doverosa esigenza morale e civile – aveva detto il Presidente della Repubblica nel suo discorso – E’ anche, quindi, una necessità per tutti: lo è, prima ancora che per la propria sicurezza, per la propria dignità e per la propria effettiva libertà. Si tratta di una necessità fondamentale per chi tiene, insieme alla libertà, alla serenità personale e familiare; per chi vuole misurarsi con le proprie forze e le proprie capacità, senza padroni né padrini. Una necessità per la società, che vuole essere libera, democratica, ordinata, solidale. Una necessità per lo Stato, che deve tutelare i diritti dei suoi cittadini e deve veder rispettata ovunque, senza zone franche, legalità e giustizia”.

Su questa strada, aggiungeva il Capo dello Stato, “l’Italia ha compiuto passi avanti. Negli anni sono state affinate le tecniche investigative, sono state varate, seguendo anche l’intuizione di uomini illuminati e spesso vittime delle mafie, leggi efficaci, che colpiscono duramente i patrimoni mafiosi, premiano la dissociazione, aggravano le pene, introducono nel codice nuove forme di reati. Sono state create strutture d’indagine e giudiziarie che consentono una capillare conoscenza sul territorio del fenomeno criminale. Occorre sostenere il lavoro quotidiano – aveva concluso Mattarella – la rettitudine, la professionalità, l’intelligenza di tante migliaia di donne e uomini dello Stato che ogni giorno – nella magistratura e nelle forze dell’ordine – difendono la nostra vita sociale, e la nostra libertà personale e familiare, dall’aggressione delle mafie, attraverso l’azione di prevenzione e di repressione.

SCRITTE RIMOSSE – Un intervento evidentemente riuscito, quello del Capo dello Stato, se soltanto poche ore dopo qualcuno sentiva la necessità di “rispondere” imbrattando le mura del Vescovado con le scritte di cui sopra. Già dalle prime ore di oggi la “replica” è stata rimossa dagli operai, che hanno provveduto a ripulire il muro cancellando le scritte. All’interno del Vescovado, oltre al titolare della Diocesi di Locri Francesco Oliva, risiede in questi giorni lo stesso don Ciotti.

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